Nugae

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    • Salve
      Da qui in poi scriverò diverse piccole storielle
      Hybrid Theory: elementi di NosTale, Elsword e qualcos'altro. La trama non rispecchia quasi per nulla quella originale di Elsword.
      Living Things: protagonista Elsword, qui presentato come un ex assassino convertitosi al cristianesimo. Qui la trama del gioco è ancor meno rispettata: sostanzialmente di Elsword vedrete solo i personaggi, fra l'altro completamente stravolti.
      The no-eyed man: pensieri e vicissitudini di un uomo che giudica con poca lungimiranza.
      Altro: brani autoconclusivi.

      Il titolo Nugae (spudoratamente copiato da Catullo) è un termine latino e significa ''sciocchezze''.
      Importante: le storie sono molto diverse fra di loro, quindi se trovate che un brano vi faccia schifo, non demordete subito, potreste semplicemente non aver preso il genere giusto.
      P.S. spesso aggiungo delle note come se fossero dei cenni storici: nella maggior parte dei casi sarà tutta roba inventata, tenetelo a mente.
      Un'ultima cosa: molto spesso intitolerò le storie con nomi di canzoni.

      Ringrazio Kin'Grovyle per avermi spiegato come creare il sommario.
      Ringrazio LordNazgul che, anziché studiare per gli esami, mi ha aiutato a correggere alcuni errori.

      Enjoy


      Sommario, clicca sul titolo per arrivare al post richiesto

      Hybrid Theory
      -Interpretazioni (in questo stesso post)
      -Brevi irresolutezze
      -Changes
      -High voltage
      -In my remains
      -Even
      -Natural Rhythm
      -When they come for me
      -Rest now
      -Phantom
      -Phantom pt. II
      -Phantom pt. III
      -Easier to run
      -Take a walk
      -Lockjaw
      -Chapters
      -Nell'acquario di Cattolica
      -Wide awake

      Living Things
      -Someone who cares
      -Burning in the skies
      -I'll take you
      -Ashes on the ground

      The no-eyed man
      -9 - L'eutanasia del fine settimana
      -Fantasmi del passato
      -Lieto fine
      -Calci belli carichi

      Altro
      -Let her go
      -Quell'Add che non conoscete
      -What do you mean? [demenziale, no sense]
      -Jubel
      -Lies Greed Misery [nosense, demenziale]
      -Down the road [nosense]
      -[Chali]
      -Tinfoil
      -Was
      -The messenger
      -In the heat of the moment


      Interpretazioni
      [Genere: sentimentale, credo]
      Questa non convince nemmeno me che l'ho scritta.

      Display Spoiler
      Guardare il soffitto non era la cosa che più le piaceva fare, soprattutto in momenti in cui c'erano 20 pagine di storia della filosofia da studiare. Eppure, quello era uno di quei momenti. Si dondolava sulla sedia, con lo sguardo fisso verso l'alto, spingendo i piedi contro il tavolo, e dimenticandosi del libro di scuola lì davanti. La sua mente era altrove, spezzata in mille pensieri, riconducibili ad un'unica persona: Raven. Fino a qualche ora fa, quell'uomo era un razziatore di carovane, il capo della temibile Banda dei Corvi, un assassino, un formidabile quanto temibile guerriero. Ora era una delle guardie delle milizie di Belder. Neanche lei riusciva a capacitarsi di come fosse riuscito a sconfiggere da solo Berrut, e dire aveva assistito alla scena di persona. L'uccisione di Berrut aveva convinto Lou a ricredersi sul conto di quell'uomo. Ma Rena ancora non ci credeva.
      La prima volta che lo aveva incrociato, era stato molto tempo fa. All'incirca 7 mesi prima. Rena, un'elfa di soli 16 anni, era in marcia verso Belder assieme ad un plotone di soldati; nonostante le sue capacità nel combattimento, Rena non era ancora all'altezza dei demoni: le sue capacità curative, invece, erano più che sufficienti per aiutare i soldati in battaglia. Verso sera, però, si parò davanti alla truppa un uomo molto particolare: infatti, il braccio sinistro era stato sostituito da una protesi Nasod.
      Non appena i soldati si resero conto di ritrovarsi dinnanzi a Raven, tutti sguainarono le spade simultaneamente, segno di una rigorosa disciplina bellica, e si misero in posizione difensiva.
      -Fermi dove siete!- tuonò Raven -lasciate tutti i beni che avete con voi, e vi risparmierò- Interpretare la parte del nemico onnipotente era una delle cose che più gli piaceva.
      Il capitano del plotone si sfilò l'elmo, facendo ricadere i lunghi capelli rossi sulle spalle in modo disordinato.
      -E tu chi saresti?- chiese quest'ultimo provocatoriamente sghignazzando -Dubito che tu da solo possa fare qualcosa contro di me- Il capitano non era un ingenuo, sapeva benissimo che quello era Raven, e che i suoi scagnozzi erano nascosti nei dintorni, ma non poteva resistere alla tentazione di provocare il Figlio del Fato dopo averlo incontrato faccia a faccia.

      NOTA: ''figlio del fato'' è solo uno dei vari epiteti che, col passare degli anni, sono stati affibiati a Raven

      Raven rise e rispose: -Dette da una ragazzina, queste parole non hanno grande effetto. Comunque, se ti ritieni davvero così in gamba, fatti avanti.- Si avvicinò alla ragazza -Qual è il tuo nome?-
      -Elesis- rispose il capitano
      -Non mi sembra un nome comune. Da dove vieni?-
      Elesis non rispose, odiava conversare col nemico. In quel momento non pensava ad altro che allo scontro. Sfilò il lungo spadone dal fodero.
      -Non osate intervenire, pezzi da zero!- sbraitò la ragazza ai suoi soldati, e si scagliò alla velocità della luce verso il suo nemico. -Spada guizzante!- Raven non restò a guardare. -Passo nell'ombra!- Schivò senza problemi il fendente del capitano e l'afferrò per il collo col braccio meccanico in un movimento rapidissimo. Poi la sollevò da terra di quasi un metro (sì, Raven era parecchio più alto di lei) e strinse la presa.
      -Una ragazzina inesperta e impulsiva come te è già capitano?- Elesis si sentiva soffocare, il mondo cominciava a girarle tutt'attorno. -Stai già perdendo i sensi?- la provocò Raven, dopodichè urlò: -Reckless Fist!- e il suo braccio, prima bianco e grigio, divenne di colore nero con chiazze arancioni, più sottile e di aspetto più minaccioso. Elesis non riusciva più a respirare. -In fin dei conti, sei poco più che una bambina- concluse Raven. Scagliò il corpo esanime del capitano per aria, e prima che ricadesse a terra lanciò una sfera di energia del braccio urlando -Lama cannone!- Elesis venne colpita in pieno. Era KO -La vostra sfacciataggine- disse l'uomo -mi ha fatto innervosire. Potete anche morire tutti.- Puntò il suo braccio verso il plotone atterrito. -Sparite! Attacco nucleare!- Ma dalle truppe si sentì una voce, molto flebile, pronunciare una strana parola -Airelinna!- Il proiettile nucleare frenò la sua caduta e atterrò dolcemente, senza esplodere.
      E fu quello il momento in cui gli sguardi di Raven e Rena si incrociarono per la prima volta.

      Qualcuno bussò alla porta, e Rena ritornò alla realtà. E cadde dalla sedia. Entrò Lou che, abituato ai dondolamenti di Rena, non fece domande. O meglio, una ne fece: -Stai studiando?-
      -Sì!- mentì prontamente l'elfa
      -Allora perchè non mi spieghi un po' la lezione?
      -Perchè non ho ancora finito!- Rena non era molto brava ad inventare scuse.
      -Rena, ascoltami bene- disse Lou con tono di rimprovero -è vero che sei qui per aiutare in battaglia, ma in questi frangenti è tuo dovere studiare, perchè quando tornerai a scuola avrai troppe cose da recuperare.- Rena tornò a fissare il soffito, con occhi vuoti. -Allora, che c'è che non va?- le chiese Lou sospirando.
      -Raven...- rispose lei -Credo che mi piaccia davvero-
      Lou temeva quel tipo di risposte. In primis perchè non sapeva mai che consigli dare in queste situazioni, e poi perchè Benentio odiava a morte Raven. Ripensandoci su, però, le due cose collimavano alla perfezione: -Non dovresti frequentarlo, Rena. Ha ucciso Berrut, ma ciò non significa che sia un buon uomo. Mi capisci?- No, non lo capiva, ma si limitò a restare in silenzio. L'uomo fece per andarsene, e disse: -Io vado nella tenda di Benentio, dobbiamo discutere di strategie per la guerra, per cui ci vediamo direttamente domattina. Ora, però, torna a studiare, e rifletti su quello che ti ho detto- E chiuse la porta. Rena si mise a riflettere davvero su ciò che gli aveva detto: ''vado nella tenda di Benentio'' ''ci vediamo direttamente domattina''. Quindi aveva via libera per tutta la serata. Non ci pensò due volte. Si alzò, balzò dalla finestra della sua stanzetta, rotolò sulla tettoia, e, una volta in strada, corse da Raven.
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

      The World is mine



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    • Brevi irresolutezze

      [Genere: sentimentale, Slice of life]

      Questi due li posto a parte perchè strettamente collegati (indovinate un po' perchè?)
      Spero che i miei 25 lettori (citazione necessaria) apprezzeranno.

      Effimera incertezza
      Display Spoiler
      Sto aspettando da soli 2 minuti, ma ho l'impressione che da quando sono arrivata siano passate 2 ore. Sarà anche che fa un freddo cane, ma comunque sono nervosissima. Essere così nervosi è normale? Diciamo meglio, essere così nervosi aspettando che arrivi la persona di cui si è innamorati, è normale? Ho letto tanti libri su storie d'amore, e ogni volta le ragazze si mostrano calme, anche se dentro di loro c'è un uragano. Io credo di sembrare un uragano sia dentro che fuori. Ho le cuffie nelle orecchie, sperando che le note di Come Together dei Beatles mi rilassino, ma invano. Ripensandoci, non è la prima volta che io e lui usciamo, ma non è che stiamo insieme... ci frequentiamo, ecco tutto. Una volta ci siamo tenuti per mano. Però mi chiedo come tutto ciò sia stato possibile.
      Da quando frequento il liceo, mi sono sempre illusa che la mia vita sarebbe diventata più interessante, come accade in tutti gli anime che guardo su internet. Invece non è stato così, fino a quando non ho incontrato lui: si chiama Kid, è alto, ha un bel fisico, è simpatico, abbiamo interessi comuni... voglio dire, è perfetto! La prima volta che l'ho visto, era già seguito da almeno 5 o 6 ragazze più grandi, e del resto è anche ovvio, lui è più grande; non è nella mia scuola come semplice alunno, ma per svolgere delle ricerche riguardo alla filosofia di un tipo di cui ora mi sfugge il nome...
      La città in cui vivo è piccolina, e così anche la nostra scuola, ma la biblioteca che si trova al suo interno è stracolma di manoscritti e libri antichissimi, ed è lì che Kid svolge le sue ricerche. Comunque è un samurai.

      NOTA 1: ''... in effetti, quella dei samurai è una razza a parte, fisicamente identica agli esseri umani. Tuttavia, invecchiano più lentamente, hanno un metabolismo accelerato, riflessi più acuti e, in generale, sanno fare meglio qualsiasi cosa sappiano fare gli esseri umani, ma non sono più intelligenti. I samurai sono guerrieri, e il loro corpo è adatto al combattimento anche senza addestramento. Ad ogni modo, sono rimasti pochi samurai al giorno d'oggi...''
      [Cit. dal libro ''Samurai'', autore sconosciuto]

      Ha i capelli blu, cosa un po' bizzarra, ma la prof dice che è una cosa comune fra i samurai. Lo vedo tutti i giorni, ma non ho mai trovato il coraggio di parlargli. Un giorno, però, stavo camminando per i corridoi della scuola; contavo scrupolosamente i fogli della ricerca fatta il giorno prima (ore e ore di lavoro su un certo Francesco Petrarca, un altro tipo del mondo perduto se ho capito bene), quando all'improvviso mi passa accanto mia sorella e, con uno scatto, mi sfila dalla cartellina 3 o 4 fogli, e vado nel panico: non posso perdere quei fogli! Per quanto mi sia possibile, inizio a inseguirla pregandole di restituirmi il maltolto, e proprio svoltando l'angolo, urto (guarda un po') Kid. Cado per terra in un oceano di fogli, mentre lui sembra non aver avvertito quasi l'impatto della mia testa contro il suo pet... contro la sua pancia (è incredibilmente alto...). In fondo al corridoio, mia sorella mi strizza l'occhiolino sorridendomi e se ne va: no dico, lo ha fatto apposta?! Ancora per terra, incapace di muovere un singolo muscolo (cosa molto paradossale, perché stavo tremando), guardo Kid: lui mi fissa per qualche istante e si china affianco a me. -Scusami- dice, mentre comincia a raccogliere le fotocopie cadutemi -andavo di fretta e non ti ho vista. Ti sei fatta male?- Non ce la faccio, non riesco a rispondergli. Nella mia mente appare visibile un solo pensiero : ''non dire cose strane''. -S-S-Sto b-b-benissimo- farnetico, sforzandomi di sorridere e di sembrare a posto, ma la cosa evidentemente non mi riesce molto bene, perché dice: -Sicura? Sei bianca come un lenzuolo.-E poggia la sua mano sulla mia fronte -Non mi sembra che tu abbia la febbre- A quel punto riesco a dire una frase come si deve -S-Sono una Tilm, sono sempre così.-

      NOTA 2: i Tilm non costituiscono proprio una razza a parte. Studi scientifici sono giunti alla conclusione (evidentemente errata) che sia una sorta di ''sindrome'': i Tilm sono eccessivamente timidi, di corporatura minuta, pelle piuttosto chiara ma resistente alle ustioni, non superano 3,1 selpa di altezza (circa 1.55 metri), e sono caratterizzati da ossa molto fragili; tendono ad avere i capelli di colore rosso, rosa o bianco (nel nostro caso rosa); arrossiscono con estrema facilità. Come i Samurai, vivono più a lungo degli esseri umani; inoltre sono molto inclini alla magia. Ciò dimostra che non può trattarsi di una sindrome.

      Comincia a fissarmi, e a quel punto mi sento salire tutto il sangue alla testa, e mi chiede: -Come ti chiami?- Mi sta venendo il fiatone, e probabilmente la mia faccia è completamente rossa. Odio essere una Tilm. Voglio dire, va bene essere timidi, ma questo genere di timidezza è eccessivo, e io non lo sopporto! Deglutisco a fatica e tento di rispondere: -Hikai- dico tutto d'un fiato. Kid mi sorride e, raccolti i fogli, si alza e mi offre la mano -Su alzati, starà per iniziare la prima ora- Con un sforzo immane, afferro la sua mano, e mi rimetto in piedi, ancora tremolante. Mi restituisce le fotocopie dicendo: -Magari possiamo rivederci a fine lezioni, al cancello fuori scuola, se ti va.- Questo era totalmente inaspettato. Vuole rivedermi? Me? Cerco di non sembrare sorpresa (e invece lo sembro) e faccio un cenno di assenso col capo. -Beh, allora a dopo, Hikai.- Si gira. Se ne va. Credo che sia questo il momento in cui sono svenuta. Tralasciando il mio risveglio e quello che è successo durante le lezioni, a fine giornata lo incontro fuori la scuola: è appoggiato al cancello, ha raccolto i lunghi capelli in una coda di cavallo (tranne che per un piccolo ciuffo, il che lo rende ancora più carino), e fortunatamente noto che indossa una tuta (figurarsi se prima facevo caso ai suoi vestiti) : dico ''fortunatamente'', perché non credo che se si fosse vestito in maniera più elegante sarei riuscito a camminargli vicino. Vedo anche che ha una borsa a tracolla, e sopra c'è cucita una grande scritta colorata: ''The Beatles''. A quel punto ho capito che era davvero perfetto.

      Da quel giorno, ci vediamo spesso: più volte mi ha invitata a uscire assieme ai suoi amici (e finalmente ho qualche amico, oltre le mie due sorelle), ma da qualche tempo usciamo soli. Camminiamo, parliamo, ogni tanto ceniamo anche, e poi continuiamo a camminare a parlare fino a fine serata. Ho scoperto che gli piacciono un sacco di libri che piacciono anche a me, così come con la musica, gli anime, i film... beh, bisogna anche dire che a lui piacciono tantissimi generi di libri, di musica, di film... ma ripensandoci, questo non ha importanza.
      Kid, quando ci salutiamo la sera, mi dice spesso ''ti voglio bene" , e io mi chiedo se non gli piaccia davvero. Ho fatto questa domanda alle mie sorelle, ma era ovvio che loro rispondessero ''sì'', così ne ho parlato con mia madre. Nonostante io sia stata adottata quando avevo 6 anni, mi trovo benissimo con la mia famiglia, non ho mai avuto nessun problema ad ambientarmi, soprattutto perché i miei genitori sono sempre buoni con me. Mia madre è bellissima. Si chiama Rena, è un’elfa, è alta e slanciata e ha... insomma... un seno molto ''prosperoso''. Ha lunghi capelli di colore verde chiaro. Nonostante la sua età, sembra ancora molto giovane. Del resto, anche mio padre si porta più che bene i suoi anni. Si chiama Raven, è alto e muscoloso, ha capelli scuri tagliati corti; può apparire minaccioso per la protesi d'acciaio che ha al posto del braccio sinistro, ma, pur essendo bravissimo nel combattere, vi assicuro che è una persona tranquilla.
      -Ma è fantastico!- disse mia madre quando le parlai di me e di Kid -Perché mi hai sempre detto che non uscivate voi due soli?- continuò sorridendomi, con quel suo sorriso che scioglierebbe il cuore anche dell'uomo più freddo. -Sono certa che gli piaci, Hikai. Tu sei una ragazza molto carina.- Lei me lo dice sempre, ma io non mi sono mai vista carina. Sono bassa, magra e non ho seno, poi questi capelli rosa non mi piacciono.

      NOTA 3: vi proibisco di pensare a Sakura Haruno di Naruto.

      Mi fanno sembrare più fragile di quanto non sia già. Mamma insiste dicendo cose del genere ''anche se tu non ti vedi bella, l'importante è che lui lo faccia'', ma se io mi vedo brutta, come può lui vedermi bella?
      Nonostante tutto, io e lui stiamo per uscire di nuovo assieme. Sospiro, creando una nuvoletta di vapore davanti alla bocca. Come Together è finita, ora è iniziata Violet Hill dei Coldplay. Cerco di rilassarmi, ma all'improvviso mi rendo conto che Kid è di fianco a me, appoggiato al muro. Il sangue mi sale alla testa, e non riesco neppure a tentare di apparire rilassata. Faccio un passo indietro ed esclamo: -Kid! Da quanto tempo sei arr...-
      Lui prende il mio volto fra le sue calde mani e mi bacia.




      Fugace dubbio (da editare, ci sono diverse contraddizioni con il testo qui sopra)
      Display Spoiler
      In questa città fa molto più freddo che nella capitale, perfino io che sono un samurai me ne rendo conto.

      NOTA 1: vedi nota 2 di Effimera incertezza

      Do un'occhiata veloce all'immenso campanile che si innalza nel centro cittadino. Teoricamente non sono in ritardo, ma Hikai arriva sempre in anticipo, e probabilmente è già arrivata: quindi, come al solito, sono sicuramente in ritardo. Che seccatura. Scommetto che Lancillotto non ha mai fatto attendere Ginevra quando... no, no, un momento, così potreste fraintendere: fra me e Hikai non c'è quel genere di rapporto. Usciamo spesso insieme, da soli, però non siamo fidanzati. Comunque, io sono innamorato di lei. Sapevo che non sarebbe stato difficile farmi notare, piuttosto ero, e sono tutt'ora, insicuro di riuscire a farla innamorare di me. Cammino a passo veloce, perché anche se sono quasi arrivato, so che lei sarà già lì ad aspettarmi.
      Mi chiamo Kid, e mi sono trasferito in questa città parecchi anni fa, ma ho cominciato a frequentare questa scuola solo qualche mese fa. Ho ricevuto un'istruzione impeccabile (almeno così dicevano gli insegnanti, e credo che anche se fossero stati degli ignoranti avrebbero detto la stessa cosa) quando vivevo nella capitale e frequentando delle scuole private. Posso permettermi tutte queste spese: sono il capitano della Squadra Nibbio.

      NOTA 2: la Squadra Nibbio è, appunto, una squadra, formata dalle èlite giovanile dell'esercito (dai 35 anni in giù), così chiamata perché fondata da Kriss, l'infallibile cecchino, noto anche come "il Nibbio". Far parte di questa squadra richiede capacità di combattimento più uniche che rare (in effetti, nessuno dei componenti è mai morto in battaglia); i membri sono pagati così bene, che il più povero dei poveri, con un mese della loro paga, potrebbe comprarsi una villa. Un compenso del genere è più meritato, viste le loro capacità sul campo di battaglia.

      Fortunatamente, la guerra sembra volgere al termine, gli invasori del Nord stanno cessando le loro scorrerie e assalti. In questo modo, posso dedicarmi ad una delle mie materie preferite, ossia la filosofia del mondo perduto.

      NOTA 3: vedi nota 1 di Effimera incertezza

      Questa scuola è fantastica: è piccolina, ma al suo interno, c'è una biblioteca vastissima e fornita di tantissimi documenti riguardo non solo la filosofia, ma anche la poesia, il latino, la musica, le arti figurative e molto altro, tutto relativo al mondo perduto. Resterei qua dentro per ore, per due motivi: in primis (come si era già capito) perché adoro studiare la cultura del mondo perduto, e poi perché ci sono sempre almeno 3 o 4 ragazze che mi ronzano attorno tutta la giornata, ma almeno qui non mi seguono (l'accesso alla biblioteca è limitato a poche persone). Questa cosa mi secca un po', perché, nonostante ci siano tante giovani studentesse (non tutte altrettanto belle) non riesco a trovare la ragazza adatta a me. Sono tutte uguali: sfacciate, ridono a battute volgari, l'unico loro interesse è parlare male dei professori, si riempiono di trucco, se si vestissero o meno non farebbe alcuna differenza... non voglio dire che sia sbagliato (lungi da me dare giudizi morali), dico solo che nessuna di queste ragazze mi interessa granché. Poi c'è Hikai: bassa, magra, capelli corti di colore rosa; si veste in modo semplice e ascolta la stessa musica che piace a me; soprattutto, è molto ma molto timida. È esattamente questo il tipo di cose che cerco in una ragazza.

      NOTA 4: vedi nota 4 di Effimera incertezza

      Il nostro primo incontro (come poi mi fu spiegato) è opera di Tina, sua sorella. Infatti, sono a scuola, cammino lungo il corridoio a passi lenti, guardando fuori dalla finestra come la neve dell'ultima nevicata della stagione va sciogliendosi, il sole alto nel cielo... poi mi accorgo di essere osservato. Una ragazzina mi spia da dietro l'angolo, in fondo al lungo corridoio. Ci sono poche persone in giro, non mi è difficile capire che sta guardando me; non è la prima volta del resto, ormai sono abituato ad essere pedinato da ragazze. Comunque, dopo avermi fissato per qualche istante, scompare dietro il muro. Io non do molto peso alla faccenda, e riprendo a camminare, fissando ancora una volta il sole: adesso fa capolino dietro qualche candida nuvola vagante... e il flusso dei miei pensieri viene di nuovo interrotto, dalla stessa ragazzina, che passa proprio fra me e la finestra impugnando dei fogli nella mano destra; sta correndo verso l'altra estremità del corridoio, e mi fissa a lungo, probabilmente anche dopo che io le volto le spalle e riprendo a camminare. Ho appena il tempo di sentire qualcosa del genere ''ti prego, ridammeli'', e qualcuno mi urta, finendo con la faccia contro il mio pet... contro la mia pancia (è incredibilmente basso...), dopodiché cade a terra. È lei, Hikai. Cade per terra, e finisce sommersa da una valanga di fotocopie. Non dà alcuna importanza ai suoi fogli, né a rialzarsi: si limita a spostare lo sguardo da Tina, ormai in fondo il corridoio, a me. Io la fisso negli occhi: sta tremando. Emotiva, la ragazza. -Scusami- le dico -andavo di fretta e non ti vista- mi inginocchio e inizio a raccogliere i fogli sparsi sul pavimento. -Ti sei fatta male?- le chiedo, ma non ottengo risposta. Continua a tremare e a fissarmi. Dopo qualche istante, dice qualcosa tipo ''sto bene'', ma trema più di prima. Forse ha la febbre. Le poggio una mano sulla fronte dicendo: -Sei sicura? Sei bianca come un lenzuolo.- In effetti, non credo sia malata -Non mi sembra che tu abbia la febbre.- le dico, e finalmente pronuncia una frase comprensibile, con una voce flebile e sottile: -S-sono una Tilm- dice balbettando -sono sempre così.-

      NOTA 5: vedi nota 3 di Effimera incertezza

      La trovo molto carina. Forse ho trovato finalmente la ragazza che ho sempre desiderato incontrare? Inizio a fissarla più attentamente, dritta negli occhi, e lei arrossisce. Sembra sul punto di svenire. La adoro già da ora. -Come ti chiami?- le chiedo. Diventa ancora più rossa, e le viene il fiatone. -Hikai- dice quasi sibilando. Ho deciso, è perfetta. Sembro strano ad avere simili gusti in fatto di ragazze? Allora chiamatemi strano, ma io non smetterò di trovarla perfetta. Le sorrido, e raccolte le fotocopie, mi alzo in piedi e le tendo la mano. Le lezioni sono sul punto di cominciare. -Su alzati- le dico -starà per iniziare la prima ora- Esitando, afferra la mia mano e si rimette in piedi, senza smettere di tremare. Devo assolutamente, conoscerla meglio, una ragazza come lei è più unica che rara. -Magari possiamo rivederci a fine lezioni, al cancello fuori scuola, se ti va.- le dico, restituendole i fogli. Il suo sguardo scatta verso di me: non saprei dire se è semplicemente sorpresa o spaventata. Forse sono stato troppo diretto, non ci conosciamo per nulla, ma a momenti dovrà andare in classe, e non ho alternative. Lei fa un cenno di assenso col capo. -Beh- le dico -allora a dopo, Hikai- decido che per ora è meglio non strafare, per cui mi allontano. All'improvviso, sento un tonfo, proviene da dietro di me: mi giro, e Hikai è per terra. Svenuta. Concludo che effettivamente stia male e, senza pensarci su due volte, mi precipito da lei e la porto in infermeria. Lì l'infermiera mi dice che è meglio lasciarla sola a riposare, dunque non mi resta che attendere la fine delle lezioni. A fine giornata, esco dall'edificio e mi appoggio al cancello, e aspetto. Ripensandoci, è piuttosto seccante aspettare qua, perché parecchie ragazze mi salutano, si avvicinano, mi abbracciano come se ci conoscessimo dai tempi dell'infanzia, e in realtà di molte non conosco neanche il nome. Finalmente, dopo diversi, fastidiosi assalti da parte di altrettanto fastidiose ragazzine, arriva: si avvicina a passi lenti e tremolanti e cerca di non fissarmi, mentre io non riesco a togliere gli occhi da lei; in effetti, è la prima volta che mi sento così felice di vedere una ragazza, quasi un'estranea per di più. Si ferma davanti a me, e sembra avere il fiatone, mi fissa qualche istante, per poi distogliere di nuovo lo sguardo; la cosa potrebbe andare avanti per ore, per cui -Ehilà!- la apostrofo. Lei sobbalza, e, serrando gli occhi, come alle prese con uno sforzo immane, risponde precipitosamente -C-C-Ciao!- Le sorrido. Lei, un po' più goffamente, fa altrettanto.

      Da quel giorno, usciamo spesso insieme: le ho presentato i miei amici (anche loro componenti della Squadra) e mia sorella. Oltre mia sorella, non ho più una famiglia: mia madre è morta quando ero piccolo, e di lei non ricordo nulla. Per quanto riguarda mio padre, il discorso è ben diverso, lui me lo ricordo bene: lo ho ucciso io. Non mi va di parlare di mio padre, non ne ho mai parlato con nessuno, fatta eccezione per Helen, mia sorella: in teoria, lei non conta, perché era presente quando è accaduto; ma comunque, con mia sorella mi sono sempre confidato riguardo qualsiasi cosa, fin da sempre. Diversamente da me, è molto pigra, non si allena mai ed è una grande amante della vita mondana. Il fatto che sia anche una samurai come me, le permette di essere comunque eccezionalmente abile con la spada, e, pur essendo una gran golosa, il suo metabolismo accelerato da samurai le consente di non mettere su grasso, ma allo stesso tempo deve mangiare molto più spesso. Non avete idea di quante siano le ragazze ad invidiarla, e ciò è ovvio, perché al di là di tutto è bellissima: ha dei lunghi capelli bianchi (cosa molto comune per un samurai), ha un anno in meno di me e, come molti ragazzi hanno fatto notare, ha un corpo molto sensuale. Del resto, non per vantarmi, i samurai tendono ad essere di bell'aspetto; questo, ovviamente, vale solo per ora: magari in futuro potrebbe piacere avere un tipo di immagine diversa, ma francamente la cosa non interessa né a me (che do poca importanza all'aspetto fisico), né a Helen, perché è una tipa che vive alla giornata, quindi pensare al futuro non è il suo forte. Del resto, ora mi viene in mente di un periodo del mondo perduto in cui le donne giravano con dei vestiti stretti lungo il busto, ma larghissimi dalla vita in giù; inoltre erano molto lunghi, e decorati con pizzo, cuciture e ogni sorta di decorazione. Una mentalità alquanto particolare.
      Comunque, Helen è la sola a cui ho parlato di quello che c'è fra me e Hikai, di quello che facciamo insieme e di cosa provo per lei: più volte siamo usciti insieme, a volte l'ho persino invitata a casa mia. Parliamo, vediamo un film, qualche volta ho anche suonato al pianoforte le sue canzoni preferite (Hey Jude dei Beatles, Drops of Jupiter dei Train, Let her go dei Passenger, perfino Numb dei Linkin Park... ha buoni gusti musicali), ma nonostante tutto, non mi sono mai dichiarato. -Ci frequentiamo da mesi ormai, è vero- dico a mia sorella -però... non lo so, Helen... proprio perché lei è diversa dalle altre, forse non le piaccio quanto lei piace a me- Helen a quel punto si mette a ridere -Sei molto più sciocco di quanto sembri, sai Kid? Si vede lontano un miglio che sbava per te!- Helen non è famosa per usare parole leggere. -Avanti, davvero non ti senti sicuro? Come puoi dire una cosa così? Nessuna ragazza ci penserebbe due volte a mettersi con te, se ne avesse l'occasione. Sei bello, colto, intelligente ma anche socievole, premuroso, dolce... te lo dice una che ti conosce bene.-

      Un po' sono ancora dubbioso, ma ho deciso che devo farle capire che sono innamorato di lei. Ormai sono arrivato, svolto l'angolo e, come mi aspettavo, lei è già lì, appoggiata al muro, cuffiette nelle orecchie e cellulare alla mano. Sembra pensierosa, e non mi nota mentre mi avvicino a passi lenti; mi accorgo che sta tremando, nonostante indossi una maglia di lana, e sopra un poncho colorato, con su un ritratto, appena abozzato, di John Lennon (non è una ragazza che dà molto importanza al modo di vestire, anche se trovo che le doni molto quel poncho multicolore). Sono a un soffio di distanza da lei; emette un sospiro, condensando il fiato davanti al suo volto, ma all'improvviso si accorge che io sono lì: il sangue le sale alla testa, e arrossisce. Non riesco a non pensare che sia perfetta. -Kid!- esclama -Da quanto tempo sei arr...- Non so come mi venga in mente, e non so nemmeno come non mi venga in mente di fermarmi, ma non ci penso un istante di più.
      Prendo il suo freddo volto fra le mie mani e la bacio.
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

      The World is mine



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    • [Genere: sentimentale, fantastico/slice of life, drammatico (dico sul serio, è drammatico)]
      Primo racconto che ha per protagonisti i personaggi di Elsword. Ma a nessuno importa. Oh beh.
      Molti dettagli noti sui personaggi verranno modificati da me stesso medesimo.
      Diversamente dagli altri racconti, questo sarà diviso in 2 (massimo 3) parti che aggiungerò in questo stesso post.
      Il titolo è preso dall'omonima canzone dei Passenger.
      Le note sono completamente inventate.

      Display Spoiler
      Vi è mai capitato di avere un rimpianto? Un rimpianto tanto grande che, in alcuni momenti, vi spinge ad una forma di disperazione tanto elevata da... da... non lo so. Sto impazzendo, so solo questo. Sto impazzendo perché è colpa mia: solo e unicamente mia. Mi giro di lato nel letto, e vedo la mia chitarra appoggiata al muro. Sopra c'è inciso il mio nome, ''Elsword'', a caratteri cubitali: fu lei a farlo, e, ora come ora, è tutto ciò che mi resta di quella stessa lei. Perché non credo che avrò la forza di ripensare al suo volto senza piangere. In fin dei conti, non ho ancora nemmeno 20 anni, forse posso ancora concedermi di piangere. Mi alzo in piedi molto lentamente. La finestra è aperta, fa freddo e io indosso solo una canottiera e dei pantaloncini che a malapena arrivano sotto il ginocchio, ma non mi va di chiuderla. A passi lenti e pesanti, mi avvicino alla mia chitarra, la afferro e, a passi altrettanto lenti mi risistemo sul letto, a gambe incrociate, col volto rivolto verso la finestra spalancata. Non ho dubbi su quale canzone scegliere: era la sua preferita, e mi sembra più che adatta a questa situazione. Faccio un bel respiro profondo e giro pigramente la faccia verso sinistra; vedo il mio riflesso nello specchio appeso alla parete: capelli all'indietro, tranne un folto ciuffo che mi copre interamente la fronte e scende quasi all'altezza del naso. E un'espressione patetica. Inizio a cantare.

      Well you only need the light when it's burning low
      Only miss the sun when it starts to snow
      Only know you love her when you let her go

      Hai bisogno della fiamma solo quando si sta spegnendo
      Ti manca il sole solo quando inizia a nevicare
      Ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare

      Una canzone lenta, malinconica, dolce. Bellissima, perché mi fa pensare a lei.
      Io e lei ci conoscevamo da anni, da quando eravamo bambini. Io sempre spericolato, irriverente, pigro, irresponsabile, lei impulsiva ma coerente, irascibile ma dolce. Si chiamava Aisha. In totale, nel nostro ''gruppo'' eravamo in sei: io, lei, Rena, Raven, Chung e Eve. Li ho conosciuti tutti a Ruben, un piccolo villaggio non troppo lontano da Elder. Avevamo tutti una cosa in comune: non abbiamo più i nostri genitori. Ma assieme abbiamo fatto grandi cose per il nostro paese: abbiamo sconfitto il brigante Benders, portato alla resa i Guerrierosauri e persino distrutto Re Nasod, liberando Altera dai Nasod. Da tempo stiamo combattendo contro i demoni.

      7 mesi fa
      Io e Raven ci stiamo allenando, come tutti i giorni. Personalmente, non siamo coinvolti nella guerra: le sorti del conflitto sono ormai a favore dell'esercito di Hamel, per cui non partecipiamo ad una battaglia da diverso tempo. Ad ogni modo, io e Raven ci alleniamo spesso, un po' perché è bene essere pronti all'azione, un po' perché dobbiamo stabilire chi è il più forte fra noi due.
      -Prova a parare questo!- Corro verso di lui, spada di legno impugnata con entrambi le mani; la tengo bassa, sul lato destro, la punta rivolta all'indietro quasi tocca terra. Meno di 10 metri ci separano l'uno dall'altro. Raven socchiude gli occhi, cercando di prevedere la mia prossima mossa. Si inginocchia, poggiando il palmo del braccio Nasod sull'erba, come se volesse prendere una rincorsa, ma so benissimo che non è quella la sua intenzione; meno di 5 metri ci separano. Lo fisso direttamente negli occhi; lui fa altrettando, e d'un tratto urla: -Spine sanguinanti!- Appaiono delle sfere di colore nero esattamente nel punto in cui mi trovo io; un istante dopo dalle stesse sfere spuntano lunghi e sottili aculei. Raven sa di aver vinto, ma si sbaglia. Sottovaluta la mia tecnica speciale: si chiama Ambizione. La attivo nello stesso momento in cui il mio avversario evoca le sfere, e io non sento alcun dolore quando gli aculei mi colpiscono; continuo a correre, più velocemente di prima. Raven non si aspettava questa mossa, è la mia occasione. Con uno scatto in avanti, sollevo la spada verso l'alto, roteando su me stesso e colpendo Raven sotto il mento, stordendolo appena per un istante: tanto mi basta. Torno nella posizione di qualche attimo prima, e ripeto lo stesso movimento, urlando: -Spirale esplosiva!- Raven viene investito da un'enorme onda di energia e colpito ripetutamente fino a quando l'energia non si consuma. A quel punto, lui è al tappeto. Sono pieno di graffi, tagli, lividi e ferite di ogni genere, e non si può dire che il mio avversario sia in condizioni migliori: la differenza è che io sono ancora in piedi, lui no. Lo fisso per qualche istante, ansimando, dopodichè sposto lo sguardo verso l'alto: il cielo è scuro, il sole non si vede più dietro le grige nuvole cariche d'acqua e si sta alzando un lieve venticello. Chiudo gli occhi e inspiro a pieni polmoni quell'aria fresca, dopodichè decido di lasciarmi cadere all'indietro, e stendermi anch'io sul prato. Questo è il periodo migliore per allenarsi: non fa né troppo caldo né troppo freddo, il sole non ti abbaglia e la pioggia, pur essendo frequente, è più che altro una pioggerella leggera, anche gradevole da sentire sul proprio corpo. Mi tolgo di dosso la canottiera, sperando che inizi a piovere da un momento all'altro, quando all'improvviso noto due figure avvicinarsi. Le riconosco subito: la prima è Rena, la più alta e slanciata, pettinata in modo stravagante come sempre; la seconda è Aisha, più bassa, coi capelli che le arrivano al collo. Dietro di loro spuntano altre due persone: uno è Chung, che coi suoi lunghi e impeccabili capelli fa morire d'invidia perfino Rena (quest'ultima infatti, impiega anche mezz'ora per ottenere una pettinatura guardabile). Vedo Chung agitarsi, gesticolare, ridere e fare strane mosse mentre parla con Eve. Però Eve si limita a fissarlo di tanto in tanto, senza lasciar trapelare alcuna emozione.
      Eve è una nostra cara amica. Preferisce di gran lunga starsene da sola per conto proprio: se Chung non la convincesse ogni volta ad uscire con noi, forse non vedrebbe mai il sole, e vi assicuro che non sto esagerando; Eve è per metà ragazza e per metà nasod, e non è facile per lei ambientarsi con gli esseri umani. Chung, un po' alla volta, ha perso la testa per lei: ogni tanto mi chiedo come sia possibile. Chung è un ragazzo sempre allegro e vivace, ed è piuttosto difficile vederlo triste. Eve sembra un pezzo di ghiaccio. Da quando lei e Chung si frequentano, però, la nostra Eve mi dà l'impressione di esser un po' più sciolta. Non è un cambiamento notevole, ma è qualcosa.
      Non appena Aisha e Rena ci vedono così conciati, iniziano a correre verso di noi. Rena si accovaccia vicino a Raven, assicurandosi che stia bene. Aisha mi dà uno schiaffo. Non è che mi aspetti il comportamento dolce e affettuoso di Rena: lei e Raven sono fidanzati già da un bel po' di tempo (quasi 3 anni), però diamine, sono pieno di lividi e ferite di ogni sorta, e Aisha mi molla uno schiaffo. Chung ci guarda, ride e, prendendo sotto il braccio Eve (molto abile, il nostro Chung), esorta quest'ultima a fare altrettanto (come previsto, non ride e si limita a fissarci).
      -Tu sei pazzo!- urla Aisha afferrandomi per le spalle -Devi stare più attento, perché non lo capisci?!- Questa scena si ripete alla fine di ogni allenamento, ma io non ho alcuna intenzione di andarci piano quando combatto con Raven: andarci piano significherebbe restare sempre allo status quo, cosa che io voglio proprio evitare.
      -Se non mi impegno, non posso migliorare.- ribatto
      -Sei già forte così, che necessità hai...-
      -Non sono ancora abbastanza forte!- urlo.
      Aisha continua a fissarmi dritto negli occhi, con lo sguardo di una bambina che non ha intenzione di perdere in un litigio, ma che non sa più come ribattere. O forse saprebbe come rispondermi ma non vuole. Sospira. Dal suo volto scompare quell'espressione da cane rabbioso e inizia a fissarmi con uno sguardo dolce, comprensivo, pensieroso. Mi sorride. -Non imparerai mai- dice sogghignando, dopodichè mi aiuta a rimettermi in piedi. Solo ora mi rendo conto che Rena e Raven sono abbracciati, stesi sull'erba, e si stanno baciando; non si tratta di un piccolo bacio, ma di uno di quei baci che ti danno l'impressione di dover durare per ore. Aisha si fa rossa in volto non appena li vede.
      -È questo ciò che va definito "romantico"?- chiede Eve a Chung.
      -B-Beh... non esattamente, questo va un po' oltre il semplice romanticismo...-
      -Cosa c'è oltre il semplice romanticismo?- continua Eve curiosa. Chung è visibilmente in difficoltà, ma per sua fortuna arriva qualcuno a interrompere la nostra quotidiana routine. Si tratta di Oberon, uno dei maggiordomi/combattenti/tuttofare di Eve. Ha con sé una lettera, chiusa con il sigillo dei Mercenari Rossi. È firmata da Elesis. Nonostante a capo dei Mercenari Rossi ci sia Benentio, di fatto il capo, almeno per quanto riguarda il comando dell'esercito, è Elesis.
      Quest'ultima è mia sorella: è tutto ciò che mi è rimasto della mia famiglia. Nel combattimento con la spada è bravissima, lei stessa mi ha insegnato molte tecniche; è più grande di me (ha più di 25 anni) ed è molto più matura di quanto possa sembrare. Nelle battaglie, lei è sempre fra le prime file.
      Oberon consegna la lettera a Chung, che subito legge il destinatario della lettera: -Ragazzi- dice -è indirizzata a tutti noi...- Senza aspettare che qualcuno glielo dica, apre la busta, ma non legge il contenuto ad alta voce: resta a bocca aperta con espressione sbalordita, mentre Eve, ancora al suo fianco, non ha problemi a leggercela:
      -Elsword, Rena, Aisha, Chung, Eve, Raven, c'è bisogno di voi: da questo momento ritenetevi arruolati nell'esercito. Presentatevi all'ex castello di Robo entro sera.
      Elesis.


      NOTA: dopo aver sconfitto Lord Robo, il castello è diventato la nuova sede dei Mercenari Rossi.

      Degno di mia sorella: un messaggio sobrio, informale e sbrigativo. È così che mi ritrovo, da un momento all'altro, ricatapultato in guerra.

      4 mesi fa
      Tutto sommato, la guerra procede benone, o almeno così mi rassicura mia sorella. Partecipiamo a scontri poco impegnativi in effetti: l'altro giorno il nostro gruppo (composto, in questo caso, solo da me, Raven e Chung), capeggiato da Elesis, è entrato in una città sotto il controllo dei demoni. C'è da notare che i ''demoni'' proprio demoni non sono: sono una razza chiamata Vargo, e nonostante abbiano un aspetto rude e barbaro, sono intelligenti quanto noi umani. Fino a qualche mese fa eravamo nell'illusione che la guerra fosse in mano nostra, e in effetti era così; ma all'improvviso era apparso un gigantesco mostro chiamato Berrut. Per sconfiggerlo, l'esercito aveva perso, secondo le stime, addirittura migliaia di persone. Non mi sarebbe spiaciuto affrontarlo. La città sta bruciando: i palazzi sono completamente avvolti dalle fiamme, per le grandi strade ci sono solo cenere e cadaveri bruciati, carrozze ribaltate... per farla breve, è il chaos.
      -Elesis- la apostrofo poggiandole una mano sulla spalla -è questo che intendi quando dici che "la guerra prosegue bene"?-
      -Esattamente.- risponde senza alcuna espressione -Pare che cominci a vedere le situazioni nell'ottica di guerra.- Che razza di risposta è?
      -Elesis, questo non è bene- ribatto -come puoi...-
      -Ascolta- risponde seccata -questo è il massimo che siamo riusciti a fare. E, ora come ora, siamo in vantaggio sui demoni. Tanto basta per dire che la guerra procede bene. Se poi vuoi metterti a fare il filosofo e cercare ''cosa è giusto e cosa è sbagliato a livello assoluto'', fa pure, ma non credere che io ti ascolterò.-
      Ora siamo nei pressi del campo militare, negli alloggi riservati ai membri dei Mercenari Rossi. La mia stanza è molto spaziosa, anche se un po' spoglia; ho con me la mia chitarra: suono la chitarra da circa cinque anni, e proprio il giorno in cui la comprai Aisha vi incise il mio nome sopra, usando un coltellino. Se devo allontanarmi da Elder per un po' di tempo, non ci penso due volte: me la metto in spalla e la porto con me.
      Mi sento triste: fino a ieri credevo che la guerra stesse procedendo bene, e ora mi sono reso conto di quanto sia relativo questo ''bene". Mi torna alla mente una canzone adatta alla situazione, e faccio per prendere la chitarra, quando all'improvviso sento bussare alla porta. Apro, e mi ritrovo davanti il volto sorridente di Aisha. -Ehilà!- squittisce -Come è andata oggi in città?- Non mi va di parlargliene, so che la farei soltanto deprimere. -Niente da segnalare, erano rimasti pochi Vargo nei dintorni, è stato facile.- Tento di liquidare in poche parole.
      -E i cittadini?- chiede lei -So che la città era in fiamme...-
      -Erano già fuggiti, che io sappia si tratta solo di qualche vittima.- A giudicare dalla sua espressione, non sembra molto convinta, ma d'un tratto sposta lo sguardo sulla chitarra. Ne approfitto per cambiare discorso.
      -Ti va di cantare?- le propongo. Da quando ho iniziato a suonare, spesso cantiamo insieme. E ovviamente, come sempre, nemmeno stavolta rifiuta.
      -Che cantiamo stavolta?- chiede curiosa.
      -Che ne dici di Yesterday?- le propongo, e lei sembra entusiasta. Iniziamo subito.

      Yesterday all my troubles seemed so far away.
      Now it look as though they're here to stay,
      Oh, I believe in yesterday.

      Ieri tutti i miei problemi sembravano così distanti
      Ora sembra che siano arrivati per restare
      Oh, io credo in ieri

      Andiamo avanti per quasi un'ora, fino a quando mi rendo conto che lei si è addormentata, poggiata sulla mia spalla. Aisha è fatta così, si addormenta ovunque. La faccio stendere lentamente sul materasso, attento a non svegliarla, e la lascio dormire. Sposto lo sguardo alla finestra, ancora aperta: il cielo è limpido, le stelle potrebbero essere contate una per una, non c'è neanche una nuvola, e la luna, completamente bianca, emana un tale bagliore che potrebbe sembrare giorno. E invece è tardi, per cui mi sistemo vicino ad Aisha, chiudo gli occhi e tento di riposare anche io.

      1 settimana fa

      ATTENZIONE: ragazzi, ricordate che bere alcol è cosa per maggiorenni. Non imitate nemmeno da lontano le azioni che leggerete qua sotto, perché questa è tutta fantasia, la vostra vita no.
      Se i mod ritengono che ci siano argomenti non consoni, fatemi sapere.


      Siamo a casa di una nostra vecchia conoscenza, una ragazza di nome Ara, molto ricca, che abita in un palazzo proprio di fronte casa mia. Ora non siamo più a Belder, siamo di nuovo a Elder, e Ara ha organizzato (come suo solito) una grande festa.
      Ara è alta, ha capelli lunghi e scuri; l'abbiamo conosciuta qualche anno fa, combattendo contro i Nasod di Altera; è bravissima nelle arti marziali. E, come avrete capito, le piace organizzare feste. Le feste che a lei piacciono tanto sono un chaos: musica a tutto volume, decine e decine di persone (forse anche centinaia), luci abbaglianti, tavoli pieni di cibo e bevande. Ara ha più o meno la nostra età, ma nonostante tutto nelle sue feste ci sono più bevande alcoliche che non.
      Solo a entrare in quella bolgia mi viene mal di testa. La musica sembra quasi voler entrare nelle ossa, e dà una sgradevolissima sensazione di oppressione, purtroppo credo di essere l'unico qui dentro a pensarla in questo modo. Noto subito uno strano tipo su una sorta di palco; ripensandoci, dire strano è un eufemismo: è più grande di me (probabilmente avrà sui trent'anni), indossa un paio di scarpe da ginnastica, dei jeans stretti, una maglietta viola aderente, una giacca sottile e corta, che gli arriva a metà dei fianchi; porta gli occhiali da sole (da notare che siamo in una stanza chiusa), e i suoi capelli sono bianchi, probabilmente di natura. All'improvviso inizia a cantare, sulle note di una musica pop (almeno credo sia pop):

      Look up in the sky, it’s a bird it’s a plane.
      Nah it’s just me aint a damn thing change
      Live in hotels, swing on planes.
      Blessed to say, money ain’t a thing.

      Guarda in alto al cielo, è un uccello, è un aereo
      No, sono solo io, non è cambiato niente
      Vivo negli hotel, vado sugli aerei
      lasciami dire che i soldi non significano niente

      Ha una voce profonda, ed è velocissimo nel cantare: ciò lo rende ancora più strambo. Sento una mano poggiarsi sulla mia spalla: è Ara.
      -Chi è quel folle là sopra?- Le chiedo, senza troppi convenevoli. Un grosso orologio digitale sul muro segna le 21:18, e Ara è già ubriaca: ha battuto ogni record. Mi guarda e ride sguaiatamente, farfugliando qualcosa del tipo ''non lo conosci? Quello è Add!'', ma non lo conosco e non mi va di conoscerlo.
      La festa procede abbastanza bene (fatta eccezione per la musica, che ha lo stesso effetto di un martello che ti colpisce ripetutamente in testa). Scopro che Oberon (il robot maggiordomo etc. di Eve) sa ballare. E anche bene e la cosa mi sconvolge, perché Eve... ok, ho appena scoperto che anche Eve sa ballare. La sto notando solo ora, ma chissà da quanto tempo è lì a ballare assieme a Chung.
      Il mio mal di testa sta diventando insopportabile, e in quel momento mi accorgo che Raven è di fianco a me. Ha in mano due bottiglie piene di un liquido rossastro. Me ne porge una, e so già dove vuole andare a parare. Ci fissiamo in cagnesco, mentre lentamente stappiamo le bottiglie e d'improvviso cominciamo a bere (o meglio, a tracannare). A ogni festa di Ara, io e lui ci sfidiamo a chi sia più veloce nel vuotare una bottiglia di... qualcosa. Non ho idea di che bevanda sia stavolta: ha un sapore leggermente amaro, ed è molto densa, non è per niente frizzante. Lui finisce in 20 secondi, io arrivo a 26. Mi ha battuto di nuovo. Si mette a ridere e prendendomi sotto il suo braccio Nasod comincia a urlare qualcosa di incomprensibile. Mi sento completamente stordito, quella bevanda era disgustosa, e come se non bastasse me la sento pesante come un'incudine sullo stomaco. Fisso la bottiglia: il nome è assurdo, non riesco nemmeno a leggerlo, e sotto c'è scritto "gradazione alcolica: 40 gradi". Raven si rimescola a quella bolgia, e io non ho nemmeno la forza di arrabbiarmi con lui per aver tolto 10 anni di vita al mio fegato. Ora comunque mi sento male, e il problema non è tanto lo stomaco, quanto la testa. Comincio a non essere sicuro di quanto mi stia accadendo intorno: penso che tornare a casa sia la scelta migliore, tanto abito qua vicino. Mi avvio alla porta, quando all'improvviso mi si para davanti Aisha: indossa canottiera aderente, pantaloncini corti (molto corti...), scarpe sportive, calze lunghe che le arrivano fin sopra il ginocchio. I capelli sono raccolti in due codini, uno a destra e uno a sinistra del volto: le arrivano all'altezza del mento. Ha la faccia completamente rossa e uno sguardo direi confuso, ma comunque sorridente: è ubriaca anche lei. Senza dire una parola, con uno scatto mi afferra la testa fra le sue mani e mi bacia. La cosa è già assurda in sé, dal momento che io e lei non siamo mai stati niente oltre che amici, ma come se non bastasse non è uno di quei baci che Eve definirebbe romantici: è quel genere di bacio che sembra dover durare anche ore intere. Aisha mi spinge contro il muro, senza smettere di baciarmi, io la stringo a me, abbracciandola forte. Tutto questo non ha senso, ma la mia mente è annebbiata e si rifiuta di ragionare. Lascio che tutto ciò accada, e non oppongo resistenza.

      6 giorni fa
      Per ora è già tanto se riesco a rendermi conto che sia mattina. Di essere in casa mia non ne sono del tutto sicuro, ma quella piccola incrinatura sul soffitto spazza via ogni dubbio. Sono nel mio letto, la coperta mi arriva fino al collo. E sono nudo. Questo mi suona strano. Sollevo leggermente la testa in avanti, gli occhi ancora socchiusi, e mi rendo conto di non essere solo: in piedi nella mia stanza, a darmi le spalle, c'è Aisha; nella mia mente riappare la serata precedente, non senza una punta di orrore. Ho trascorso la notte a letto con Aisha. Non riesco a muovermi, né a parlare: resto fermo a fissarla, sperando che sia solo un brutto sogno.
      "Ottimo lavoro, Elsword" penso fra me e me "Adesso ha un motivo per cui odiarti veramente". Eravamo entrambi ubriachi, questo è vero, ma comunque sono stato io a trascinarla a casa mia, se non ricordo male.
      Si gira di scatto verso di me. Il suo volto si colora di un rosso acceso; tenta di dire qualcosa, ma riesce solo a farfugliare parole del genere "E-ecco... io... v-voglio dire..."
      -Mi dispiace.- Le dico con calma. -Sono mortificato, Aisha, non ho idea di come mi sia venuto in mente.-
      Continua a fissarmi, ma sembra essersi calmata. Il suo sguardo diventa pensieroso e meditabondo, e dopo parecchi minuti risponde: -In fondo non devi scusarti- dice con voce dolce -è più colpa mia che tua. Sono io che ti ho baciato.- Non mi aspettavo questa risposta. Mi sento strano, non saprei definire esattamente come, né perché.
      -Allora... amici come prima? Niente rancore?- le chiedo, sperando che sia disposta davvero a perdonarmi.
      Mi fissa ancora, e per la prima volta da quando la conosco, non sono capace di decifrare il suo sguardo.
      -Ovviamente! È stato solo un incidente, e poi te l'ho detto, è abbastanza colpa anche mia... quindi va tutto bene, Elsword.- Mi sorride, dopodichè finisce di rivestirsi in silenzio, e, dopo pochi minuti se ne va, senza dire più niente.
      È finita più velocemente di quanto pensassi, e nel migliore dei modi, eppure mi sento così strano, come se ci fosse qualcosa di sbagliato.
      Capirò troppo tardi il perché.

      3 giorni fa
      Contro ogni aspettativa, i demoni hanno attaccato Elder. Arrivati durante la notte, secondo le sentinelle sono quasi arrivati alla Grande Foresta.

      NOTA: la Grande Foresta è una grande foresta, veramente grande. Ma quanto sono brava? Allora, essa ha una grandissima importanza: segnala il confine naturale fra Elios e le Montagne Onnipotenti (territori probabilmente inabitati), quindi segna un confine fra il continente e ciò che ne è fuori. Più precisamente, però, la Grande Foresta si estende "soltanto" da Ruben a Elder; al suo interno, inoltre, si trovano decine di specie più uniche che rare di animali, e perciò è considerato un territorio da proteggere.
      [Rena, arciera dei boschi]

      -Al momento non ha importanza come siano entrati- dice Elesis ai suoi soldati -l'importante è fermarli. E questo è nostro compito. Sono stata chiara?- Un forte "sì" viene urlato da tutti i presenti, me compreso, e mia sorella, assieme a Benentio, inizia a spiegare le varie strategie da adoperare nello scontro. Sarà uno scontro diretto, esercito dei Vargo contro esercito di Hamel -È una scelta rischiosa- ammette il comandante -tuttavia non abbiamo scelta. Puntiamo tutto sulle vostre abilità, ma i movimenti fra le linee li stabiliremo qui, e subito, non possiamo perdere altro tempo.- Il nostro storico gruppo agirà separatamente. Per la prima volta.
      -Come sarebbe a dire?- ribatte Chung -Il nostro è un lavoro di squadra! Combattiamo sempre assieme, non puoi separarci, Elesis!-
      -Invece posso- ribatte mia sorella -siete alcuni fra soldati più in gamba dei Mercenari Rossi, e non lascerò che vi muoviate in gruppo. Il campo di battaglia è estremamente vasto, separandovi agirete in più zone. Logico, no?-
      -In effetti è vero- ammette Rena -però anche Chung ha ragione, il lavoro di squadra è alla base dei nostri movimenti in battaglia.-
      -Capisco perfettamente le vostre lamentele- risponde Elesis -ma non c'è altro modo. Vi muoverete in base agli ordini dei capitani cui sarete assegnati. Altre domande?-
      Nessuno fiata.
      -Bene- sorride mia sorella, fissandoci uno per uno -allora preparatevi. Avete un'ora... anzi, mezz'ora di tempo, non c'è un secondo da perdere.-

      Dopo meno di due ore di cammino, abbiamo quasi raggiunto la Grande Foresta.
      Aisha non sembra più lei. Un po' temo stia ancora pensando a quello che è accaduto qualche giorno fa: è vero che ci siamo scusati a vicenda, però è difficile dimenticare una situazione del genere; un po' è sicuramente questa atmosfera di guerra che, nonostante sia una abilissima maga, addestrata al combattimento, non ha mai provato finora. Voglio dire, gli scontri cui ha partecipato erano piccoli, limitati a qualche decina di individui; qui si parla di decine di migliaia di soldati, in un campo di battaglia vastissimo. La perdo di vista nel momento in cui il mio capitano, un uomo di cui non so nulla, mi dice di stargli vicino.
      Siamo entrati nella foresta da quasi mezz'ora, stiamo avanzando silenziosamente fra i numerosi e folti alberi che ci circondano. La giornata e nuvolosa: il sole non si vede fra le nuvole, e probabilmente potrebbe iniziare a piovere da un momento all'altro. Io e la mia squadra iniziamo a sentire un odore di bruciato, abbastanza forte, purtroppo a causa della scarsa visibilità non riusciamo a capire se si tratti di un incendio o, comunque, da dove provenga questa puzza. Continuo a tenere lo sguardo fisso verso l'alto, e d'un tratto noto un uccello: mi rendo conto in ritardo che quello non è un uccello, ma è un Cortisak. -Attenti!- urlo, mentre un enorme proiettile di fuoco piomba vicino a noi. Quello non posso abbatterlo con la spada: indosso i guanti con su incise le rune, e parto all'attacco. -Artiglio di Fenice!- un'enorme fenice di fuoco appare nel punto in cui mi trovo e sale verso l'alto a gran velocità, colpendo il Cortisak. Quest'ultimo, ferito, si allontana, ma la nostra vittoria dura ben poco: d'un tratto ne appaiono altri dieci, forse anche di più. Optiamo per nasconderci dietro gli alberi. Non possiamo affrontarne così tanti da soli. Il capitano si avvicina a me -Ascoltami- mi dice -qualunque cosa accada, non abbadonare la squadra, mai.- E ti pareva, mi ha scambiato per un novellino. Sto per rispondergli, ma una freccia lo colpisce nel fianco: cade a terra, emettendo un gemito sommesso. Io e la squadra ci giriamo di scatto, e li vediamo arrivare: i Vargo. Sono decine, forse centinaia, ma i Cortisak si sono allontanati, possiamo tenergli testa. Impugnamo le nostre armi, e ci gettiamo all'attacco. Decido di fare sul serio fin da subito, prima finiamo meglio è. -Lama dell'apocalisse!- evoco una lunghissima lama incantata dalla mia spada, e roteando su me stesso colpisco più avversari. Mi si para davanti un'elfa oscura: gli elfi oscuri sono dalla parte dei Vargo?! -Dannaz...!- L'elfa mi ferisce sul fianco con un pugnale. Non posso reagire tanto facilmente, a causa della Lama dell'apocalisse rischio di ferire i miei compagni. Mi allontano e annullo la mia tecnica. -In guardia- intimo al mio avversario. L'elfa, con un ampio salto, si piazza dietro di me e tenta di sferrare un calcio, ma riesco ad attutire il colpo col braccio, dopodichè, con un movimento fulmineo, compio una rotazione esattamente di 360°, brandendo la mia spada -Lama sibilante!- Colpisco l'elfa al collo, che subito cade a terra morta. Lo scontro prosegue a lungo, non saprei dire quanto: si perde facilmente la concezione del tempo in questi frangenti. I Cortisak ci attaccano a più riprese, e l'incendio causato dalle fiamme si propaga. Ma alla fine la mia squadra ha sconfitto tutti i nemici presenti nella zona assegnataci. -Squadra, siamo solo i 3/10 della truppa totale, è nostro dovere ritirarci.- Le squadre dei Mercenari Rossi hanno una regola da seguire in battaglia: se i 7/10 delle unità perde la vita, il resto ha l'obbligo di ritirarsi. Solo allora mi rendo conto di come, in effetti, la nostra non sia stata una grande vittoria. Gli alberi sono avvolti dalle fiamme, c'è sangue e fumo ovunque, mi gira la testa e ho ferite sul fianco destro e su entrambe le braccia: quest'ultimo è un fattore molto limitante, perché il dolore mi impedisce di brandire la spada in modo decente. "Ho fatto del mio meglio" cerco di convincermi "non c'è niente di cui vergognarsi". Ci alziamo e, per quanto possibile, corriamo verso il limite della foresta, spostandoci in diagonale, come previsto dai piani stabiliti. E a metà del nostro percorso, fra le fiamme, scorgo quel che resta della squadra di cui fa parte Aisha. Sono rimasti in meno di dieci, ma tutti, lei compresi, continuano a lottare contro i Vargo. Sono troppi per loro. -Aisha!!- urlo correndo verso di lei. Si gira e a quel punto mi rendo conto di come sia conciata male: la sua divisa è completamente ricorperta di sangue, ed è ferita alla caviglia destra. -Cosa ci fate ancora qua?? Il piano prevede la ritirata nelle vostre condizioni!- Mi pulsa la testa, forse da un momento all'altro perderò conoscenza: il fumo è troppo denso, quasi non riesco a respirare. Aisha, grazie al suo scudo di mana, è immune a questo effetto dell'incendio; punto proprio sulla sua lucidità, così non discuterà troppo. Mi sorride. -Tranquillo, Elsword- mi dice lanciando incantesimi verso i nemici -qui possiamo ancora combattere.-
      -Non è affatto vero!- grido esasperato -sbrighiamoci, o ci rimettiamo la pelle qua dentro!-
      Uno sguardo incerto attraversa il suo volto. Fissa per qualche istante me e la mia squadra. -Voi siete più di noi- dice -ma avete feriti più gravi: ritiratevi prima voi, copriremo la vostra fuga.- La mia mente sta crollando. -Aisha, ti prego, vieni con noi, adesso!-
      -Lasciami andare- dice in tono tranquillo -posso cavarmela ancora per un po'.- Sono esasperato, non riesco più a ragionare.
      Mi metto semplicemente a correre nella stessa direzione di prima, seguito dalla mia squadra. "Ho fatto la cosa giusta" mi ripeto "ho fatto la cosa giusta. Era la sua decisone, e io l'ho rispettata" cerco inutilmente di riacquistare la calma "ho fatto la cosa giusta". Impieghiamo almeno 15 minuti, avanzando con lentezza a causa delle nostre ferite: appena uscito dalla foresta, respiro finalmente aria pura, e solo ora mi rendo conto che ha cominciato a piovere. È una di quelle pioggerelle leggere, che a me piacciono tanto. Ansimando, cado in ginocchio: sono sfinito. Ma la mia mente torna ad essere attiva.
      E a quel punto mi rendo conto di cosa abbia appena fatto: ho lasciato andare Aisha. Erano in sei, forse sette, contro decine e decine di nemici. Ho lasciato andare Aisha. Erano feriti, confusi, spaventati. Ho lasciato andare Aisha. Avevano perso le loro armi, non erano più abbastanza concentrati.
      Ho lasciato andare Aisha. Non posso averlo fatto davvero. Non posso essermi reso conto della situazione terribile in cui si trovava e averla lasciata andare. Non posso averlo fatto davvero. -Elsword!- è la voce di Raven. Sposto lo sguardo verso di lui, e mi rendo conto della pietosa condizione in cui si trova: il suo braccio meccanico è stato spezzato, non riesce a poggiare il piede destro per terra, un lungo taglio, bendato alla bell'e meglio, gli percorre interamente il braccio destro. Comincia a farmi domande, a gesticolare, a urlare, ma non lo sento. Nella mia mente c'è solo Aisha. Scatto in piedi, e attivo l'aura della distruzione. -Ambizione!- urlò istericamente. Ora il dolore è scomparso, risfodero la spada e mi rigetto nella foresta. Sento appena in lontananza la voce di Raven, che mi chiama, ma non me ne importa nulla. Corro più veloce che posso. Sto spingendo al limite estremo le capacità del mio corpo, non so quanto possa durare così, ma devo ritrovare e portare indietro con me Aisha.

      ATTENZIONE: (piccole) scene di sangue in arrivo.

      Sono di nuovo nella foresta, sto correndo da almeno 5 minuti, ma grazie ad Ambizione non mi sento affaticato. Incontro il primo guerriero Vargo: impugnando una lancia, scatta senza pensarci troppo verso di me. Non ho tempo da perdere: con un fendente gli squarcio il fianco, tagliandolo letteralmente a metà. Il sangue schizza ovunque, imbrattandomi la faccia. L'aura della distruzione funziona.

      NOTA: l'aura della distruzione è uno dei due poteri di Elsword. L'altro è noto come ''aura della vitalità'': il primo potere ottimizza al limite massimo le capacità fisiche (per intenderci, la forza muscolare e la velocità di attacco); il secondo rilassa la mente, e ha lo scopo di rendere più attenti i riflessi e più semplice l'utilizzo di tecniche speciali. In questo caso, tuttavia, Elsword preferisce l'aura della distruzione poiché aumenta anche la resistenza ai danni fisici.

      Appaiono una decina di elfi oscuri: so già come levarli di mezzo. -Doppio colpo!- urlo istericamente. Con un primo fendente spezzo il cranio del nemico più vicino; il secondo fendente evoca un'enorme palla di fuoco che esplode davanti a me. Nessuno di quegli elfi sopravvive. Mi rendo conto che così facendo rischio di perdere i sensi, ma devo sbrigarmi. Mi sto muovendo lungo il percorso di prima: usando ambizione, anche la sensazione della stanchezza mentale viene meno, e riesco a ricordare il tragitto di prima. Faccio strage di chiunque incontri, ma il tempo stringe, e di Aisha nemmeno l'ombra. All'improvviso mi fermo: per terra, morente, giace il capitano della sua squadra. Comincio a guardarmi attorno freneticamente, sperando che non sia troppo tardi. Non so nemmeno cosa pensare, quando vedo il corpo di Aisha per terra, in una pozza di sangue. La spada sfugge alla mia presa, cadendo con un suono sordo per terra. L'effetto di ambizione sta per finire, e a quel punto l'aura della distruzione farà sentire dolori atroci al mio corpo, ma non riesco a fare nulla. Cammino lentamente verso di lei, e ora posso osservarla meglio: ha perso la gamba sinistra, le braccia e il volto sono ricoperti di tagli, dalla sua bocca sta ancora colando sangue, un lungo taglio le percorre il corpo dal collo al ginocchio sinistro. I suoi occhi sono socchiusi, vitrei. Divento del tutto indifferente all'incendio che sta lentamente carbonizzando gli alberi attorno a me. In un unico istante, mi tornano in mente tutti i momenti passati con Aisha: giochi, scherzi, risate, litigi, canzoni, balli... ripenso alla notte trascorsa a letto insieme. La nostra non è solo amicizia, e rammento un episodio analogo: Eve era stata schiacciata dalla mano di Re Nasod; il mio primo pensiero, in quel momento, fu di fare a pezzi quel disgustoso robot. Adesso non voglio fare nulla, se non ripensare a tutti i momenti felici trascorsi con Aisha. Lo capisco solo ora. Io sono innamorato di lei. La amo. Le lacrime sono già arrivate al collo, senza che me ne rendessi conto. L'ho lasciata andare l'altra mattina, quando le ho chiesto scusa, e pensavo di voler restare solo suo amico, e l'ho lasciata andare verso una morte certa poco fa. La colpa è mia. Ambizione starà ormai per esaurire il suo effetto, e a quel punto, anche se volessi, non potrei più muovere un singolo muscolo: ho spinto il mio corpo oltre il limite, e questa è la conseguenza. Ma non m'importa. Aisha è morta a causa mia, non potrò mai perdonarmi per questo. D'un tratto sento un colpo alla nuca. Ho solo il tempo di immaginare che si tratti di un Vargo o un elfo, e perdo i sensi.

      Mi risveglio in una grande stanza, con le mura dipinte interamente di bianco, un bianco quasi accecante. Sono disteso in un morbido e comodo letto. Non mi va di sapere dove sono finito, voglio solo pensare ad Aisha. -Ti sei svegliato, alla fine.- Mi apostrofa una voce nota. È Raven. -Ti senti meglio?- Non mi va nemmeno di voltarmi verso di lui, né tantomeno di rispondergli. -È stata Elesis a recuperarti nella foresta. Se non fosse stato per lei, ora saresti morto, bruciato fra le fiamme dell'incendio.-
      -Abbiamo vinto?- gli chiedo quasi sussurrando, fingendomi interessato riguardo l'esito dello scontro. Raven impiega qualche secondo a rispondermi.
      -Sì, abbiamo vinto.- dice seccamente. Torna il silenzio per lunghi minuti: sia io che lui restiamo perfettamente immobili. Sto pensando di nuovo ad Aisha, e le lacrime tornano di nuovo agli occhi.
      -Ascolta, Elsword- dice Raven tutto a un tratto -Elesis mi ha parlato di Aisha.-
      -Taci.- gli rispondo freddamente, senza alzare il tono. -Non pronunciare il suo nome.-
      -Ti posso capire.-
      -Tu non puoi capire un bel niente!- urlo a pieni polmoni, sollevando il busto -Per te poteva anche essere la tua migliore amica, ma io l'ho amata! Sai che vuol dire 'amata'?!- ora sto ansimando. Raven mi fissa dal suo letto senza espressione. I capelli gli sono cresciuti parecchio negli ultimi mesi; il suo braccio Nasod multifunzione è stato sostituito da un altro più sottile, di forma circolare, la cui mano è progettata però mediocramente.
      -Prima di incontrare tutti voi, ero fidanzato anche io- inizia lui -quando ero a capo dei ribelli. Per me quella ragazza significava tutto: la conoscevo da quando ero nato, e avrei fatto di tutto, avrei voluto addirittura lasciare la squadra dei ribelli per lei. Poi fui catturato: io giurai di non dire nulla riguardo i miei compagni. Ma catturarono lei, la mia fidanzata, e minacciarono di ucciderla se non avessi parlato.- Continua a fissarmi senza espressione, perfettamente immobile. -Affinchè restasse in vita, finii col parlare alle guardie: piani, segreti, nomi e tutto quanto. Uccisero lo stesso i miei compagni.- Fa una pausa di almeno 2 minuti. -E alla fine uccisero anche lei, davanti ai miei occhi. Era morta per colpa mia.- Un'altra pausa altrettanto lunga -Quindi ti posso capire.- Smette di fissarmi, e poggia la testa sul cuscino, chiudendo gli occhi. -Avevo la tua età- conclude -e se io sono riuscito a superare quel momento, puoi farlo anche tu.- Le lacrime ormai ricoprono completamente le mie guance. Mi lascio cadere anch'io sul materasso, senza riuscire a disfarmi di questo senso di colpa e di disperazione.

      Adesso
      La canzone è quasi finita, e io sto piangendo di nuovo. Non lo sopporto, in questi giorni sto piangendo davvero troppo. Mentre tendo le corde, non riesco a non fissare l'incisione del mio nome, fatta proprio da lei. È tutta colpa mia, sono io che l'ho lasciata andare.

      Well you only need the light when its burning low
      Hai bisogno della fiamma solo quando si sta spegnendo

      L'ho lasciata andare quella mattina, senza rendermi conto che l'amavo.

      Only miss the sun when it starts to snow
      Ti manca il sole solo quando inizia a nevicare

      L'ho lasciata andare l'altro giorno nella foresta, senza impedirle di continuare a combattere

      Only know you love her when you let her go...
      Ti rendi conto di amarla solo quando la lasci andare...

      L'ho lasciata andare.

      ...and you let her go.



      Canzoni usate/citate/riportate durante la storia (in ordine):
      1) Let her go - Passenger
      2) Yesterday - The Beatles
      3) Timber - Pitbull
      4) Let her go - Passenger
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

      The World is mine



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    • Up
      Let her go migliorata e conclusa

      EDIT: ho messo in spoiler parecchia roba, altrimenti il tutto era troppo dispersivo.
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

      The World is mine



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    • Quell'Add che non conoscete

      [Genere: sentimentale, harem (wat?)]
      Prima (e non credo ultima) storia su Add
      PREMESSA: quell'Add folle e distruttore che conoscete non è esattamente ciò che troverete qua dentro.

      Display Spoiler
      Arrivo
      "...ed eccomi qua" pensò fra sé Add "finalmente ho raggiunto Elder. Spero ci siano belle ragazze...". Il giovane ragazzo entrò in città dall'entrata nei pressi del Lago Noaz, una grande borsa nella mano destra, un'altra molto lunga sulla spalla sinistra, passo veloce, mano sinistra nei capelli. Nella piazza centrale incrociò una giovin fanciulla, la quale, notato il nostro Add, lo salutò sbracciandosi: -Benvenuto a Elder!- gli disse a gran voce -possa tu trascorrere un ottimo soggiorno!- Add la scrutò a lungo, forse anche 5 minuti interi, ma la giovane donna in questione (che, come ognun può immaginare, era Aran) si limitò a sorridere. "Non mi piace" concluse il nostro eroe, e proseguì il suo cammino. Incrociò un uomo grosso, di età avanzata, vestito con pantaloni larghi e un grosso grembiule. Era in mezzo alla strada, di fronte alla fucina. -Le migliori armi di Elios le trovate qui! Altro che Pongo, questi sono veri e propri pezzi da collezione!- Add si fermò davanti la vetrina della fucina; la sua attenzione non era certo focalizzata su quelle armi da quattro soldi, ma alla propria immagine: si fissò a lungo, stabilendo (per la terza volta dall'inizio della giornata) che tagliare i capelli che scendevano al di sotto della nuca era stata un'ottima idea. La maglietta aderente faceva risaltare i suoi pettorali: esattamente ciò che voleva. Ma, mentre era intento a specchiarsi nella vetrina, fra una lettera e l'altra dell'enorme scritta "FUCINA", si rese conto che dietro di lui, più precisamente dall'altro lato della strada, c'era qualcosa, o meglio qualcuno, di molto gradevole alla sua vista: tre ragazze "tutte molto belle" stabilì Add. D'un tratto, tutte e tre, non appena notarono il fabbro in mezzo alla strada, lo salutarono, ed egli ricambiò il saluto. Add si avvicinò dunque al vecchio fanfarone e tirandolo per il grembiule a sé gli chiese: -Hey vecchio, conosci quelle tipe?- Il fabbro, quasi fosse abituato a quel trattamento, si voltò e rispose: -Beh, più che altro di vista, ma le conosco. Tu invece chi saresti?- Add impiegò qualche minuto a formulare una risposta adatta -Mi chiamo Kim- mentì -tanto ti basti sapere. Ora dimmi quello che sai su quelle ragazze.- disse sogghignando.

      Giorno 1
      Come al solito, non appena sorto il sole, mi alzo dal letto. Ho poco tempo a disposizione, giusto per lavarmi, vestirmi e mettere qualcosa sotto i denti: devo fare in fretta e recarmi nei boschi di Ruben. In questi periodi la banda di Benders non fa altro che girovagare da quelle parti per cacciare, e io non ho alcuna intenzione di permetterglielo. Sistemo i lunghi capelli in una coda di cavallo, l'arco sul braccio sinistro e mi fiondo. Muovermi fra gli alberi è la mia specialità, salto da un ramo all'altro tanto agilmente e con tale velocità che in molti mi paragonano al vento: non a caso mi soprannominano ''corritrice del vento". Arrivata al centro del bosco, nei pressi delle rovine in cui i miei piccoli amici Poru adorano godersi la pace e la tranquillità, noto però una strana figura aggirarsi fra gli animali. Mi avvicino silenziosamente, saltando fra gli alberi, poi atterro a poca distanza dall'individuo, e sempre senza farmi notare mi nascondo fra le rovine. Lo fisso, e ora posso scrutarlo meglio: è un bel ragazzo, giovane, ha i capelli bianchi un po' spettinati; indossa dei jeans stretti e una camicia larga, entrambi dall'aria di essere vecchi e logori. Ora è vicino un cervo, e gli sta facendo mangiare qualcosa, carezzandogli con la mano libera la testa. Non l'ho mai visto, così conciato sicuramente non è della banda di Benders, perciò decido di mostrarmi. -Scusami- lo apostrofo saltando fuori dalle rovine -se non sono indiscreta, potrei conoscere i tuoi scopi?- Lui si gira, e mi fissa un po' sorpreso. -Beh, mi hanno detto che Ruben è un bel posto dove osservare flora e fauna, e ho colto al volo l'occasione di farci un giro, visto che sono in viaggio.- Da seduto, si mette in piedi, e mi rendo colto di quanto sia alto. -Ho fatto qualcosa di sbagliato?- chiede. -No, tranquillo- rispondo sorridendo -è solo che in questi periodi ci sono diversi cacciatori in giro, perciò sono sempre sul chi va là.-
      -Che assurdità!- esclama -Chi mai andrebbe a caccia degli splendidi animali che ci sono qua in giro?- Resto un po' stupita dalla sua risposta. Persone come lui sono senza dubbio più uniche che rare. -Ho sempre amato la natura- continua -ed è da quando sono piccolo che mio padre mi parla del bosco di Ruben come ''un luogo mozzafiato''. Siccome ero di passaggio, non potevo perdere questa occasione, ti pare?-
      -Giustissimo!- rispondo sorridendo. "Che persona di grande animo" penso fra me e me. Okay, forse sembro esagerata, ma per me una persona che riflette in questo modo non può che essere fantastica. -Che sbadato!- esclama ad un tratto -Non mi sono ancora presentato, mi chiamo Kim. Viaggio in lungo e largo da mesi: ho trascorso tutta la vita sull'isola fluttuante di Altera, e ora ho deciso di scoprire i posti più belli di Elios. Ruben era una tappa inevitabile.- conclude sorridendo. -Io mi chiamo Rena- gli spiego -e vivo ai margini di Ruben. Come avrai già notato, sono un'elfa: per me è la prassi vivere a contatto con la natura. Fin da quando ero piccola mi hanno insegnato tutto su di essa.- Continuo a parlargli della mia istruzione, della mia vita e di altro; il tempo passa, e noi ci sediamo sull'erba e continuiamo a parlare, mentre il sole arriva sempre più in alto nel cielo. Kim mi osserva per il tutto il tempo, con espressione rapita, non mi contraddice, e al contrario, mi riempie di domande e si mostra molto curioso. Dopo un po', inizia a parlare di lui, della sua vita, di strambe tradizioni dei paesini di Altera: -C'è un ballo molto particolare che facciamo ad Altera- dice a un tratto alzandosi -proprio in questo periodo dell'anno. Vuoi vederlo?- Accetto la proposta incuriosita -si balla in coppie, però!- esclama sorridendo un istante dopo. Io non ho nessuna intenzione di ballare: è vero che con gli elfi a volte si facevano delle danze rituali, ma niente di più. Dubito che sarei in grado di ballare, ma, nonostante tenti di rifiutare con imbarazzo, alla fine riesce a persuadermi. -È semplice, vedrai.- mi rassicura. Credo di non aver mai visto un ballo difficile come quello: sono brava a scattare da una parte all'altra grazie alla mia agilità, eppure quel ballo era tanto complicato che probabilmente sono caduta una decina di volte. Cadiamo di nuovo per terra, ridendo e scherzando: è incredibile come riesca a trovarmi così bene assieme a un ragazzo appena conosciuto. Mentre siamo distesi sul prato, gli stringo le mie braccia attorno al suo braccio sinistro; mi sento il sangue salire alla testa, eppure è come se fosse più forte di me stringerlo forte.
      Un coltello dal lancio piomba dal nulla a poca distanza da me. Io e Kim ci voltiamo di scatto, e li vediamo: gli scagnozzi di Benders. -Siete pazzi?!- Gli urla Kim -Avreste potuto ucciderla! Come...- gli do uno strattone rimettendomi in piedi -Quelli sono della banda di Benders: sono briganti della peggior specie.- gli spiego -Ora allontanati, ci penso io a...- ma le parole mi muoiono in bocca ricadendo per terra. Che diamine sta succedendo?! -Rena, che ti succede?- chiede allarmato Kim. -Le gambe... le braccia... me le sento pesanti...- rispondo. Mi aiuta a rialzarmi. Questo è un problema: se non riesco a muovermi come si deve, non potrò mai fronteggiare tutti quei briganti. -Dannazione...- è tutto quello che riesco a dire: mi fisso le membra, cercando di capire quale sia il problema, ma non riesco a comprendere. -Probabilmente è qualche sorta di incantesimo a lunga distanza- conclude Kim.
      -P-però io non ne ho mai visti di questo genere, o almeno non di così efficaci...- ribatto
      -Ci sono migliaia di incantesimi esistenti, qualcuno può sfuggire anche ad un'esperta come te, no?- Sollevo lo sguardo, e quasi con terrore vedo i briganti avvicinarsi: ora li vedo meglio, sono esattamente quindici. Alcuni sono alti due volte la mia altezza, se non di più, e impugnano enormi clave e mazze ferrate; altri lunghe spade di ferro, tanto arrugginite quanto minacciose; altri ancora si preparano a prendere la mira con l'arco. Cosa dovrei fare? -Non... non posso combattere così!- esclamo disperata e spaventata. Ho già le lacrime agli occhi: cosa c'è di peggio di una fine del genere? Catturata e uccisa dalla banda di Benders. E per colpa mia, forse anche Kim verrà ucciso...
      -Li trattengo io- afferma con determinazione. Io lo fisso, mentre le lacrime mi stanno già rigando le guance. Sta dicendo sul serio? -Non potrai essere in grado di combattere, ma almeno di allontanarti ne sarai capace, dico bene?-
      -K-Kim! Non posso lasciare che tu...-
      -Rena, non avrebbe alcun senso la tua morte: devi continuare a proteggere questo bosco, sei l'unica che può farlo. Tu sei una cosa sola con la natura. Perciò pensa a scappare, tenterò di trattenerli il più possibile.- No... non posso permettere che questo accada. Kim è un ragazzo fantastico, non può morire qua, per colpa mia. Tutta questa situazione è assurda. -So combattere- dice, tentando di rassicurarmi -me la caverò. Ci rivediamo ai margini del bosco più tardi.- Non so più cosa pensare. La banda di Benders ci è quasi addosso. Kim toglie delicatamente il mio braccio attorno al suo collo -Corri, non c'è tempo da perdere.- A quel punto, piangendo a dirotto, con le gambe e le braccia pesanti come se fossi legata a delle incudini, inizio a correre, per quanto mi sia possibile. Sento il passo dei briganti accellerare, e dopo pochi istanti Kim urla: -Voi non andrete da nessuna parte, farabutti!- La mia mente è offuscata, quanto la mia vista; i rumori diventano sempre meno distinti, mentre tento invano di accellerare. Ho difficoltà a capire quanto tempo abbia impiegato a raggiungere i margini del bosco, ma non ci rifletto più di tanto e mi nascondo nell'incavo di un grosso albero. -Kim... Kim... sono mortificata...- mi ripeto a bassa voce -è colpa mia...- Piango di nuovo: come è potuto accadere? Come ha fatto la banda di Benders ad imparare un incantesimo di quel genere? E soprattutto, perché tutto questo doveva accadere proprio quando avevo incontrato un ragazzo fantastico come lui? Non saprei dire quanto tempo sia rimasta lì, stringendo le gambe al petto, singhiozzando spaventata.
      Sento dei passi: sarà sicuramente qualcuno della banda di Benders. Smetto di singhiozzare allarmata e trattenendo il respiro: nelle condizioni attuali non avrei la forza nemmeno per tendere il mio arco, per cui mi rannicchio il più possibile nel tronco dell'albero. I passi si avvicinano, li sento sempre più distinti: è da solo. Respira affannosamente, e comincia a muoversi con maggiore velocità, dopodichè il rumore dei passi si avvicina sempre di più. Senza fare il minimo rumore, prendo una freccia dalla faretra: se si affaccerà, sarò abbastanza vicino da poterla usare a mo di pugnale. -Rena, sei lì dentro?- Sgrano gli occhi e senza pensarci una volta di più, allungo il collo fuori dal tronco: è proprio lui, Kim. La sua camicia e i suoi jeans sono ancora più logori e strappati di prima, ha diversi piccoli tagli sulla faccia e sulle braccia, e un taglio più profondo sulla gamba destra; ha diversi lividi sul collo. Ma è vivo. Lacrime di gioia mi riempiono gli occhi e cominciano a rigarmi le guance mentre esco dal tronco e corro da lui. Lo abbraccio più forte che posso, nonostante le braccia siano ancora pesanti. -Te lo avevo detto che so combattere, no?- Lo guardo, e lui mi sorride, asciugandomi dolcemente le lacrime. Lo bacio sulle labbra. Kim non sembra sorpreso, e anzi mi abbraccia anche lui. Restiamo così per qualche minuto, poi mi stacco da lui ansimando: -S-Scusami... Io...-
      -Sta' tranquilla- risponde con calma -non c'è niente per cui tu debba scusarti.- Sorride di nuovo socchiudendo gli occhi, poi mi afferra per il mento e mi bacia ancora. È una sensazione fantastica. Indugiamo lì, ai piedi di quel grande albero fino a quando non cala il sole, dietro le colline di Besma: fissiamo il tramonto assieme, stretti l'uno all'altro. -Senti, Kim...- inizio ad un tratto, rompendo il silenzio -ecco... mi chiedevo...- Mi fissa con sguardo interrogativo, e io sto arrossendo -si è fatto tardi ormai... potresti... - Alza un sopracciglio con aria incuriosita: è troppo carino quando fa così -...potresti passare la notte a casa mia se ti va- dico tutto d'un fiato. Ora ha uno sguardo sorpreso, e torna a fissarmi sorridendo. -A... A te va bene... vero?- insisto. -Domanda retorica- risponde baciandomi un'altra volta, dopodichè ci rialziamo, dirgendoci verso casa mia.
      Quella notte la ricorderò per sempre. E non dimenticherò mai che lui, la mattina dopo, se n'era andato. Senza neanche salutarmi. E senza fare ritorno.

      Giorno 2
      Sono al dir poco entusiasta: finalmente il libro che da tanto attendevo è arrivato in libreria! Esco tutta contenta dal negozio, e il campanello tocca la porta, squillando rumorosamente. Alzo lo sguardo verso il cielo: il sole è ancora in alto, ci sono poche nuvole, e ne approfitto per iniziare il mio libro. Si intitola ''Filosofia: questa sconosciuta". Da un po' di tempo mi sto dedicando a vari studi sulla filosofia, e la trovo davvero interessantissima. Sfoglio febbrilmente le pagine del libro, e l'odore di volume nuovo mi stampa in faccia un sorriso beato: smetto di leggere, avvicino le pagine il più possibile alla mia faccia per assaporare quell'odore fantastico. Tuttavia, questo mi porta a sbattere contro qualcuno e a cadere col fondoschiena per terra (il mio libro però è salvo, yeee!). Dopo un istante di stordimento dovuto alla caduta, metto a fuoco il ''qualcuno'': è un ragazzo giovane, alto, capelli folti, bianchi, pettinati all'indietro; giacca bianca lunga, gli arriva fino a metà gambe e al disotto una camicia viola, sotto la quale si nasconde una cravatta; guanti bianchi alle mani; pantaloni lunghi ed eleganti, anch'essi bianchi, così come le scarpe. Per riassumere in breve: era bello, giovane ed elegante. Io non sono per niente elegante, almeno ora come ora: sto indossando una maglietta e un paio di pantaloncini. Sento il sangue appesantirmi il cervello, e cerco di non sembrare una perfetta imbranata davanti a quel ragazzo. -S-Sono mortificata!- esclamo, prima che possa dire qualsiasi cosa -Ero distratta e non..- Inizia a fissarmi, e non riesco a dire altro: è troppo bello, troppo! Il suo viso non ha la minima imperfezione; ha una mento un po' appuntito e, pur avendo degli occhi grandi, ha delle pupille piccoline, di colore viola; noto che sul lato sinistro ha tatuata una piccola linea rosa. Un aspetto bizzarro, ma molto attraente. Stringo al petto il mio libro, e ci fissiamo a vicenda per qualche istante: sicuramente sto diventando rossissima in volto. -Nessun problema- dice lui con tono distaccato rialzandosi -anche io ero distratto, stavo leggendo un libro.- Una volta in piedi, mi tende subito la mano -Ti sei fatta male?- mi chiede, con una punta di preoccupazione nella sua voce. -O-Ovviamente no! Sto benissimo!- E scatto in piedi, rifiutando il suo aiuto, nonostante il mio fondoschiena sia ancora dolorante. Gli sorrido nel modo più sincero possibile (pur essendo un sorriso abbastanza falso, perché il dolore non accennava a diminuire); il suo sguardo passa dal mio volto al libro che porto in grembo. -Ah però!- Esclama alzando il sopracciglio sinistro -Una ragazzina della tua età studia filosofia?- I nostri occhi si incrociano di nuovo, ma ora ha un'espressione incuriosita. La sorte sembra giocare a mio favore. -Sì, filosofia è una cosa che studio molto!- E mi rendo troppo tardi di aver detto "la filosofia è una COSA che studio molto". Mi sento male, ma lui fa un piccolo sorriso carezzandomi i capelli. -Ti fa onore.- Eh? Non ha notato il mio strafalcione? -Ciò mi dà a pensare che tu sia una gran lettrice: comprendere un libro sulla filosofia non è da tutti- prosegue. -Sì!- esclamo sorridendo -Adoro leggere libri, fin da quando ero piccola.- A quel punto mi sorride anche lui e mi chiede: -Come ti chiami?-
      -Aisha.- rispondo prontamente -E... lei?-
      -Non darmi del lei- dice ridendo -conosco già abbastanza persone che lo fanno senza motivo. Mi chiamo Kim- e a quel punto mi porge la mano per una stretta. Naturalmente non rifiuto. -Non ti ho mai visto qui ad Elder... da dove vieni?- gli chiedo.
      -Da Hamel- dice raccogliendo il suo libro da terra -ho alcune conoscenze qui che mi hanno proposto di far loro visita. È la prima volta che vengo qua, e non conosco le strade - conclude controllando la copertina del suo volumetto. Resosi conto che era illesa, sposta di nuovo lo sguardo verso di me, sorridente -Se non sei impegnata, e se non sono troppo invadente, mi faresti l'onore di guidarmi per la città?- Un ragazzo affascinante, proveniente dalla capitale, mi sta chiedendo di fargli da guida per Elder. Se è un sogno, non svegliatemi. -Sarà un piacere!- esclamo.
      La "visita guidata", comunque, ha ben poco di visita: nel giro di poco, camminando per le strade della città, comincio a parlargli di me, della magia, dei miei interessi... lui mi ascolta con attenzione per tutto il tempo. Però quella curiosa sono io.
      -Com'è vivere nella capitale?- finisco col chiedergli -Deve essere bellissimo, no?-
      -In realtà, pur essendo una città molto attiva- risponde -il panorama non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che si può ammirare qua. Inoltre ad Hamel ci sono troppi snob: è una cosa fastidiosa, perché alla prima occasione litigano, si lamentano riguardo qualsiasi cosa e affermano di essere superiori... non è proprio il massimo, visto che sono sempre invitato a questi circoli.- A quel punto faccio uno più uno, e domando senza rifletterci: -Devi essere una persona molto colta e intelligente se ti invitano sempre, dico bene?- Arrossisco, rendendomi conto che forse una frase del genere probabilmente suona un po' insulsa, ma si limita a sorridere dicendo: -Beh, non proprio, lo fanno solo perché sono un conte.- Cosa? È un conte?! -Mi piace studiare, ma per curiosità e interesse; i veri intellettuali di Hamel lo fanno quasi come per adempiere a un dovere morale. Tu che capisci la filosofia, immagino ti renda conto di quanto possa essere sciocco definirlo un dovere "morale".- Sospira incrociando le braccia, dopodichè inzia a parlare di morale: il significato proprio del termine, la contestualizzazione in base alla situazione storica, la scelta delle persone di seguire o meno princìpi morali.... è intelligentissimo: parla per più di un'ora, senza bloccarsi mai sulle parole, in modo semplice, estremamente chiaro ma esponendo concetti profondi e molto complicati, fa riferimenti letterari, e spesso anche battute. Un ragazzo, con una tale eloquenza, e allo stesso tempo sia simpatico sia intelligente non l'ho mai incontraro, almeno finora. Si interrompe all'improvviso e incrocia il mio sguardo chiedendomi: -Ti sto forse annoiando?- e io ritorno a terra -N-No!- rispondo prontamente -Anzi! Ti trovo molto interessante!- e di nuovo, mi rendo conto troppo tardi di quello che è appena uscito dalla mia bocca. Lui continua a scrutarmi, alzando però le sue sottili sopracciglia, con un'espressione vagamente sorpresa. Distolgo lo sguardo, non riesco ad articolare nemmeno una frase come si deve per spiegare le mie parole e sento il sangue tornare (per l'ennesima volta) al cervello, la testa si fa pesante: cosa dovrei fare?! Cosa dovrei dirgli?! -Mi lusinghi- dice senza scomporsi, e un lieve sorriso appare sulle sue labbra -questo genere di complimento me lo hanno fatto tante persone, ma solo tu mi sembri sincera.- A quel punto rivolgo gli occhi di nuovo verso di lui, e noto che si sta avvicinando a me -Mi piacerebbe conoscerti meglio, Aisha.- dice, a un passo di distanza da me. Non mi aspettavo neanche lontanamente che sarei risultata tanto interessante a quel ragazzo: e ora, più di prima, fissandolo negli occhi mi domando "che cosa dovrei dire??". Il suo sguardo... è semplicemente affascinante, irresistibile. Comincia a venirmi il fiatone -Dici... davvero?- gli chiedo, senza pensare a quanto possa apparire ridicolo il mio comportamento in questo momento. -Ti do l'impressione di star scherzando?- inizia -Sei una ragazza non comune- carezza dolcemente la mia guancia -apparentemente semplice, sei in realtà molto raffinata.- Non può star accadendo davvero. Sembra un principe, altro che conte. -Aisha?!- torno alla realtà: quella voce mi è ben nota. Mi volto e lo vedo: capelli rossi molto folti e spettinati, in armatura e spada al fianco come sempre: Elsword. -Chi sarebbe lui?- ed indica Kim con l'indice sinistro socchiudendo gli occhi, mentre il braccio destro è appoggiato al fianco, quasi in segno di irritazione. Al solito, molto gentile. -Mi chiamo Kim,- dice quest'ultimo con calma, poggiando il suo braccio attorno al mio collo. Non mi sogno neppure di fare storie. -sono da poco in città, e...- Elsword lo ferma -Non l'ho chiesto a te, ma a lei.- pronuncia quelle parole quasi con odio. Che gli prende? -E-Elsword, sii gentile con lui!- lo rimprovero -Perché ti comporti così? Mi pare che tu non lo conosca nemmeno!- Lui stringe i pugni -A quanto pare- conclude Kim- non sono molto apprezzato nemmeno qui.- Il suo tono sembra calmo e pacato, ma si sente una punta di amarezza e di delusione. -Me ne vado. Spero di reincontrarti, Aisha.- e se ne va, senza nemmeno guardarmi in faccia. -Kim!- urlo -Aspetta, non...- Sento le lacrime venirmi su per la rabbia. Mi volto infuriata verso quel nanerottolo -Si può sapere cos'hai in testa?!- gli urlo contro -Non avevi nessun diritto di essere così sgarbato!-
      -Uno che hai appena conosciuto ti tratta così... e tu ci caschi come una pera cotta!-
      -C-Che intendi dire?! Kim è una bravissima persona!-
      -Tsk. Il punto è questo. Di lui non sai nulla, eppure il suo aspetto e le sue parole ti hanno indotto a pensare che sia una brava persona. Perché non apri un po' gli occhi e smetti di essere così sciocca e superflua?-
      -Tu... prima ti comporti come un bambino e poi vieni a darmi della "sciocca e superflua"?! Sei insopportabile!!- e a quel punto, prima di scoppiare in lacrime, urlo contro di lui ogni insulto mi passi per la testa in quel momento. Non ho idea se lui risponda o resti in silenzio, perché mentre quel fiume di orribili parole mi esce dalla bocca, mi volto e inizio a correre, piangendo. Come è potuto accadere? Come si è mai potuta verificare un'orribile situazione come quella? Ho litigato con Elsword come ben poche volte è accaduto in passato, e soprattutto, per colpa sua, Kim se ne è andato. Corro per tutto il tragitto fino a casa e una volta dentro, sbatto la porta con violenza e mi butto sul letto esausta senza pensarci due volte, cercando di ritrovare la calma.
      A svegliarmi, quando il sole è ormai calato, è il bussare di qualcuno alla porta. Mi alzo e mi dirigo verso la porta ancora stanca, con gli occhi socchiusi e con passo lento. Per qualche istante, resto ferma davanti allo specchio, notando di essere un vero e proprio disastro: i capelli sono scompigliati, e l'elastico che teneva il codino destro chissà dove e quando l'ho perso; la maglietta è macchiata ed evidenzia troppo quanto io sia sudata; una calza è scesa fino alla caviglia. La mia espressione è un misto di stanchezza e tristezza, e ho gli occhi rossi: devo aver pianto parecchio. Ma ora come ora non ha importanza, e senza pensarci troppo apro la porta: mi ritrovo faccia a faccia con Kim. Forse, ripensandoci, il mio aspetto ora come ora ha importanza. Da socchiusi che erano, spalanco gli occhi e mi sento in imbarazzo come non mai, sicuramente sto tornando ad essere rossissima in volto: Kim è impeccabile, elegante e bellissimo come qualche ora fa... io no! Sembra che sia stata trascinata per chilometri da un tornado! Le gambe diventano molli e la testa si riempie di mille frasi: nessuna è quella giusta. -Buonasera- esordisce, galante e sorridendo come suo solito -disturbo?- Farfuglio qualcosa che non comprendo bene nemmeno io; a quel punto inizia a fissarmi con più attenzione -Aisha... c'è qualcosa che non va?- chiede con una certa preoccupazione.
      -N-Non disturbi affatto! Entra pure!- riesco finalmente a formare una frase decente. Per mia somma fortuna, stamattina prima di uscire avevo dato una sistemata alla casa. Almeno quella gli sembrerà in ordine. -Fa'... fa' come se fossi a casa tua.- gli dico deglutendo a fatica. Cosa ci fa qua? A quest'ora? Non è che mi dispiaccia ospitarlo a casa mia, ma non me lo aspettavo adesso. -Ho chiesto ad una certa Aran giù in piazza se sapeva dove potevo trovarti, e non ha avuto difficoltà ad aiutarmi.- Dice sistemandosi sul divanetto nel soggiorno. -Perdonami se sono stato indiscreto- Non avrei nulla di cui lamentarmi se non fossi conciata così male! Non ho nemmeno nulla da offrirgli! Che imbarazzo... -Nessun problema!- rispondo tentando di sorridere, e a quel punto torna alla mente la scena di oggi e il litigio con Elsword. -A-Anzi, scusami tu per quello che è successo oggi... Elsword è una testa dura... perdonami se ti ha offeso...- Concludo sedendomi anch'io sul divano. -In realtà credevo di essere io quello che doveva scusarsi. Oggi me ne sono andato senza dire nulla.- Pausa -Comunque... sei davvero una brava persona, Aisha.- dice dopo avermi scrutato in silenzio per qualche minuto -Chiedere scusa da parte del tuo amico denota una personalità gentile e premurosa.- È l'ennesima volta che mi fa un complimento. Quello gentile è lui, non io. -Comunque- continua -sei sicura che i tuoi genitori non avranno nulla da ridire se vi disturbo a quest'ora?-
      -Non ho più i miei genitori da quando ero piccolina, vivo da sola.- rispondo.
      -Oh..- deglutisce -Ecco... scusami...- per la prima volta sembra in difficoltà nel formulare una frase -Non avevo idea...-
      -Non devi scusarti- lo tranquillizzo -ormai sono abituata a questa vita.- Il suo sguardo incrocia di nuovo il mio, ma ora sembra avere un'espressione indecifrabile.
      -Devi sentirti sola, senza una famiglia, senza qualcuno che ti stia accanto. Mi spiace.- In realtà io non sono quasi mai sola: con me c'è sempre Elsword, anche lui orfano; ci conosciamo da sempre, insieme abbiamo fatto tante cose. Eppure abbiamo litigato, e ancora adesso sono delusa da come si sia comportato.
      -Con me c'è sempre stato Elsword... però- rispondo -Oggi... quasi non mi sembrava lui... di litigi ne abbiamo fatti tanti, ma stavolta... non... non lo so...- Inizio a piangere, e francamente non so perché. Forse perché, dopo aver detto tutte quelle cose a Elsword, ora mi sento sola. In tutto questo non sto facendo altro che apparire a Kim come una ragazza debole e patetica. Si avvicina e mi abbraccia. Appoggio la testa al suo petto, mentre mi carezza dolcemente i capelli. Di scatto, abbassa il volto e mi bacia. Resto con gli occhi spalancati per qualche istante, irrigidita e incapace di fare qualsiasi cosa, poi mi sciolgo e metto le mie mani attorno al suo collo. Più mi bacia, più vorrei che mi baciasse. Le sue mani mi cingono con delicatezza i fianchi, sento il mio respiro farsi più affannoso, e dopo qualche istante, mi rendo conto di essere completamente distesa su di lui, sul mio piccolo divanetto. Adesso sento le sue mani toccarmi al disotto della mia maglietta, ed è quello il momento in cui prendo coscienza che non ci alzeremo da quel divanetto per ancora un bel po'.
      È stata una notte fantastica. Ma quando la mattina dopo mi sveglio, lui non c'è più. Se ne è andato, e non ha più fatto ritorno.

      Giorno 3
      Ophelia mi sta sistemando i capelli. A me non interessa granchè la pettinatura dei miei capelli, ma Ophelia sostiene che, poiché sono quasi completamente umana (a differenza sua, che è quasi del tutto un Nasod), devo curare il mio aspetto fisico. E così me ne sto immobile davanti allo specchio, mentre lei prova ogni pettinatura possibile, nonostante finisca sempre col preferire lasciarmeli lisci. Finita la solita routine delle 9 - 9:30 di sera, mi alzo dallo sgabello, e mi avvicino allo specchio; Ophelia dice: -Siete bellissima come sempre, mia regina.- Mi fisso a lungo senza capire perché dica che io sia bellissima: cosa esattamente stabilisce che una persona sia bella o meno? Il viso? Le braccia? Le gambe? Il seno? Gli occhi? Il carattere? Il comportamento? Tutte queste cose insieme? Trovo che tutto ciò sia molto complicato, eppure i normali esseri umani dicono "bello" o anche "bellissimo" senza pensarci due volte: sono davvero degli esseri semplici. Ora sto indossando una camicia verde sbottonata a quadri che arriva a metà dei fianchi, mostrando la canottiera; pantaloncini corti e stivaletti: come faccio a capire se sono bella o no? Decido di lasciar perdere, in fondo non è che mi interessi più di tanto, e salutati Oberon e Ophelia esco di casa. La luna si sta alzando, ci sono diverse nuvole a farle compagnia lassù nel cielo, non fa troppo caldo, né troppo freddo, e ci sono parecchie persone in giro. Come ogni sera, cammino per le strade di Elder da sola: non saprei spiegare il perché di questa mia abitudine, semplicemente lo trovo piacevole. Sento una musica provenire da un negozio: è musica tecnologica, modificata (e forse creata) al computer. Noiosa, anzi direi fastidiosa: alle mie orecchie questa melodia suona come un insieme di codici e messaggi computerizzati e tecnologici. A volte mi sembra davvero assurdo che gli umani possano apprezzare suoni, o meglio, rumori del genere. Io non riesco ad ascoltare questo genere di musica: Oberon qualche anno fa mi ha regalato un pianoforte, e quello sì che mi piace. Stento a credere che una melodia così bella possa essere prodotta da semplici corde. Però a nessuno piace la musica che piace a me: viene considerata vecchia, antiquata e ripetitiva.
      Oggi però, oltre ai rumori provenienti da negozi, radio e così via, percepisco distintamente una melodia diversa: un pizzicare di corde, diverso dal mio pianoforte, ma comunque molto gradevole. Senza neanche pensarci, mi dirigo nella direzione da cui proviene il suono, e finisco in una larga via di Elder; su un muretto basso, c'è un ragazzo che impugna una chitarra particolare: è di legno, grossa, piena di scheggiature, tagli e incrinature varie, ha un largo foro al centro e non è elettrica. Una chitarra classica. Qui ad Elder non ne avevo mai viste, se non durante le feste di paese. Mi avvicino al ragazzo: è alto, ha i capelli bianchi folti e spettinati, indossa una maglietta bianca logora a maniche corte, un paio di jeans strappati e rattoppati in modo grossolano in più punti e delle vecchie scarpe sportive; nonostante il bel tempo, ha una sciarpa rossa attorno al collo. D'un tratto comincia a cantare una canzone...

      And here's to you, Mrs. Robinson
      Jesus loves you more than you will know
      God bless you please, Mrs. Robinson
      Heaven holds a place for those who pray

      E questa è per te, Signora Robinson
      Gesù ti ama più di quel che credi
      Che dio ti benedica, Signora Robinson
      Il cielo riserva un posticino per chi prega

      Mi viene spontaneo ammetterlo: quella canzone è bellissima, e ciò mi fa sentire molto umana. Non ho mai detto che qualcosa sia "bellissimo" senza prima averci pensato su per diverso tempo (almeno 15 minuti). Mi avvicino al ragazzo, mi siedo accanto a lui, mentre quest'ultimo continua a cantare senza neanche notarmi. La canzone finisce. -Puoi suonarla di nuovo?- gli chiedo, e lui si volta sorpreso. -Da... da quanto tempo sei qui?- domanda con espressione interrogativa, sollevando un sopracciglio. Ora che lo guardo da vicino, noto che è un po' bizzarro: ha grandi occhi, ma piccole pupille viola, e sul lato sinistro del volto ha tatuata una striscia di un rosa chiaro. -Dall'inizio della canzone.- rispondo.
      -Ti è piaciuta?- chiede
      -Molto.-
      -Se vuoi posso suonarne un'altra, che ne dici?-
      -Sì... mi piacerebbe.- ammetto incuriosita. Essere curiosa non è da me, ma è la prima volta che incontro qualcuno che ascolta lo stesso genere di musica che piace a me. Lui comincia a girare delle manopole sull'estremità della chitarra, dopodichè, senza perdere altro tempo, inizia con un'altra canzone...

      “O Captain dear where have ye been?
      You been sailing the Mediterranean?
      Have you news of my son Ted?
      Is he living or is he dead?”

      “Oh caro Capitano, dove sei stato?
      Hai navigato per il mediterraneo?
      Hai notizie di mio figlio Ted?
      E’ vivo o è morto?”

      Lo ascolto rapita, con attenzione: anche questa è bellissima. Finita la melodia -Piaciuta?- mi chiede il ragazzo. -Moltissimo.- rispondo.
      -Non per fare l'irriverente- dice -ma... dalla tua espressione... non si direbbe... ecco...-
      -In parte sono un Nasod- gli spiego -è difficile per me mostrare emozioni.-
      -Oh, capisco... comunque sia, mi chiamo Kim- e mi porge la mano sorridendo. A volte mi domando perché gli esseri umani abbiano questa mania di stringersi la mano: lo fanno sia se incontrano per la prima volta uno sconosciuto, sia se incontrano amici: non ha alcun senso. Gli umani sono proprio strani, ma per evitare che Kim si senta offeso, gli stringo la mano. -Io mi chiamo Eve.- dico.
      -Non sembri affatto un Nasod, sai?- dice lui.
      -Dovrei offendermi?-
      -N-No! Al contrario... intendo dire dal tuo aspetto non si capirebbe mai che tu sia un Nasod...-
      -Sembro una ragazza comune?-
      -Beh... non comune, se apprezzi la buona musica.- e mi strizza l'occhiolino.
      -Ammiccare è una cosa che fanno i ragazzi per indicare che la persona a cui è indicato l'ammiccamento rientra nei propri interessi, generalmente fisici. Anche tu intendi questo?- Mi fissa per lunghi istanti con gli occhi socchiusi e le sopracciglia aggrottate.
      -Ripensandoci, si nota la tua natura Nasod.- conclude. Mi incuriosisce molto: non l'ho mai visto qui ad Elder, e ha i miei stessi gusti musicali. Così come mi somiglia (per quanto riguarda la musica), tanto è diverso da me: sorride, ammicca, cambia espressione facciale repentinamente. Senza volerlo, comincio a pensare che sia anche un bel ragazzo: non sono per niente da me questi pensieri.
      -Dimmi un po'- inizia lui -sai suonare uno strumento musicale?-
      -Sono brava al pianoforte.-
      -Accidenti!- sorride -Sei proprio un'esperta, da queste parti nessuno suona strumenti classici!-
      Vorrei invitarlo a casa mia, magari fargli sentire qualche canzone che ho imparato... però mi sento strana. Come se volessi invitarlo, ma qualcosa mi impedisse di farlo; non è facile da spiegare.
      -Senti...- dico, sentendomi un po' agitata -magari... ti andrebbe di venire a casa mia... potremmo suonare assieme...- Ora comincio addirittura ad avere il fiato corto: che sta succedendo?
      -Dici davvero?- ha un'espressione sbalordita. -Beh... ne sarei felicissimo!- e un sorriso raggiante gli si stampa sul volto.
      -Allora seguimi, ti faccio strada.- Infila velocemente la sua chitarra in una borsa piena di buchi, afferra il suo berretto poggiato per terra e inizia a seguirmi. Durante il tragitto, comincio a sentirmi strana: sento una sorta di appagamento nel camminare al fianco di quel ragazzo e nel sapere che suoneremo assieme. Forse è questo quello che gli umani chiamano, molto semplicemente, "piacere". Ci sono momenti in cui provo piacere: quando vedo i miei amici ridere e scherzare o quando suono il pianoforte, e ora mi sento così, ma è una sensazione più forte.
      Arrivati a casa, Kim resta per qualche istante immobile fuori il cancello, con aria stupita. -Tu... abiti qui?!- domanda.
      -Sì, per l'appunto. C'è qualcosa di strano?- ribatto.
      -N-No! Solo... è una villa questa, non una casa! Devi essere molto ricca.-
      -Sì, infatti.- Lo fisso per qualche istante: si sta calmando, però sembra teso. Senza aggiungere altro, apro il cancello e mi avvio verso la porta; il chitarrista si guarda attorno meravigliato. Non do peso al suo stupore, busso al campanello e nel giro di qualche istante Oberon spalanca l'entrata; Kim sobbalza, e il suo semplice stupore diventa preoccupazione quando vede Oberon: molto alto, vestito con una tuta aderente e un casco nero che gli copre completamente la testa. Ancora non capisco perché gli umani lo trovino strano: si tratta di tecnologia Nasod speciale, ma progettato su schemi robotici molto comuni, quindi proprio non vedo cosa ci sia di strano in lui.
      -Tranquillo- dico a Kim voltandomi -è solo Oberon, il mio maggiordomo.- A quel punto resta davvero a bocca aperta.
      -Hai un maggiordomo?!- domanda stupefatto.
      -Veramente ne ho due, l'altro si chiama Ophelia.-
      Deglutisce quasi con fatica. Forse viene da un paese povero.
      -P-Piacere di conoscerla!- dice sforzandosi di sorridere e tendendo la mano verso Oberon. Quest'ultimo non parla molto e non è abituato a relazionarsi con altri esseri umani. Probabilmente non ricorda nemmeno cosa significhi il gesto di Kim.
      -Chi è costui?- Mi chiede freddamente il mio maggiordomo. È il suo tono di sempre, il suo modo di parlare di sempre, eppure in un certo senso mi sento infastidita: dovrebbe comportarsi meglio con Kim. Ma perché? Perché penso una cosa del genere? Mi sento confusa, e tento di non pensare nulla. Afferro il mio nuovo amico per il braccio e lo trascino dentro casa, scansando Oberon.
      -Oberon, Ophelia, siete pregati di non entrare.- Detto questo chiudo la porta della mia stanza. Kim ha qualche difficoltà a rendersi conto di dove si trovi: l'ho trascinato dentro a grande velocità, ora è steso sul pavimento (dove l'ho lasciato), un po' confuso. Si rimette in piedi guardandosi nuovamente attorno: il mio letto, gli scaffali pieni di libri, il pianoforte. Deglutisce ancora -Questa è... camera tua?- chiede incredulo.
      -Esattamente.- rispondo -Non ti piace?-
      -È enorme! Qui dormi da sola?-
      -Esattamente.- ripeto con calma
      -Woah...- È visibilmente sorpreso. Intanto mi avvicino lentamente al pianoforte, mi siedo sullo sgabello, prendo gli spartiti -Conosci una di queste?- Gli chiedo mettendogli i fogli sotto il naso. Kim sta ancora ammirando le dimensioni secondo lui esageratamente vaste della mia stanza -Eh? Ah sì, fammi dare un'occhiata...- Una volta presi in mano, non ne legge i titoli: guarda direttamente le note, canticchiando la melodia che vanno a comporre, mentre io lo fisso, ansiosa di avere una risposta. Dopo averli letti, mi sorride e dice: -Già, le conosco tutte.- Con un unico movimento, apre la sua borsa e sfila la chitarra, sedendosi poi a terra, accanto alle gambe del piano, alla mia sinistra.
      -Da quale cominciamo?- chiede incuriosito. Quella sensazione di piacere è tornata, ed è più forte di prima.
      -Deciti tu.-rispondo.
      -Bene!- esclama sorridendo -Allora iniziamo da Yesterday!- Senza indugiare, comincia col primo accordo.

      Yesterday all my troubles seemed so far away.
      Now it look as though they're here to stay,
      Oh, I believe in yesterday.

      Ieri tutti i miei problemi sembravano così distanti
      Ora sembra che siano arrivati per restare
      Oh, io credo in ieri

      Canta solo lui, io non ho mai cantato in vita mia. Finita la canzone -Ah però!- esclama Kim -Sei proprio brava a suonare il pianoforte, lasciatelo dire, Eve!- Se non ci fosse uno specchio appeso proprio al muro sulla mia destra in cui specchiarmi, non ci crederei: sto arrossendo. Ho fatica a credere che un complimento mi faccia quest'effetto.
      -P-Passiamo ad un'altra canzone?- dico, sperando di riuscire a cambiare argomento.
      -Certamente! Che ne dici di Here comes the sun?- Senza dire nulla, scatto suonando i primi accordi.
      -No, aspetta.- dice allungando le braccia fino ad afferrarmi il polso. -Stavolta canti anche tu, vero?- Lo guardo dritto negli occhi per qualche istante, poi distolgo lo sguardo -N-Non so cantare- ribatto.
      -Hai una voce bellissima, saresti una cantante fenomenale.- Non è possibile, sto arrossendo di nuovo. -Dai- mi incoraggia -Le parole sono scritte sugli spartiti, canta anche tu.- Incrocio di nuovo il suo sguardo, e adesso ha un sorriso che infonde sicurezza. Faccio un bel respiro e, dopo aver suonato i primi accordi, cominciamo a cantare:

      Here comes the sun,
      Here comes the sun,
      And I say "It's all right"

      Ecco che arriva il sole
      Ecco che arriva il sole
      E io dico "Va tutto bene"

      -Visto che sei bravissima?- mi apostrofa Kim una volta terminata la canzone. Lo guardo per l'ennesima volta, probabilmente sono di nuovo rossa in volto -Grazie... grazie per il complimento.- Rispondo deglutendo. Lui continua a fissarmi pensieroso: a che starà pensando? -Sai- dice dopo qualche minuto -mi è venuta in mente una canzone... che mi fa pensare a te.- Si alza in piedi -Se permetti, è una canzone che va suonata al pianoforte: potrei...?- Mi sposto immediatamente per fargli spazio, curiosa di ascoltare questa canzone. Kim sorride e si siede accanto a me. Chiude gli occhi per qualche istante canticchiando un motivetto, probabilmente per ricordare gli accordi. Dopo qualche istante, inizia a suonare:

      Tell me, did the wind sweep you off your feet?
      Did you finally get the chance to dance along the light of day
      and head back toward the milky way?
      Tell me, did you sail across the sun?
      Did you make it to the milky way to see the lights all faded
      and that heaven is overrated?
      Tell me, did you fall for a shooting star?
      One without a permanent scar
      And did you miss me while you were looking for yourself out there?

      Dimmi, il vento ti ha fatto perdere l'equilibrio?
      Sei riuscita finalmente a ballare con la luce del giorno
      E a ritornare verso la via Lattea?
      Dimmi, hai viaggiato attraverso il sole?
      Sei arrivata fino alla via Lattea per vedere che tutte le luci sono svanite
      e che il paradiso è sopravvalutato?
      Dimmi, sei caduta a causa di una stella cadente?
      Una di quelle senza cicatrici permanenti
      e ti sono mancato mentre cercavi te stessa là fuori?

      La canzone è finita. Era stupenda, e io... insomma, se questa canzone gli fa pensare a me...
      -Piaciuta?- chiede dopo qualche minuto. Mi volto di scatto verso di lui e lo abbraccio. -È bellissima.- rispondo senza aggiungere altro. Sento le sue braccia stringermi. -Non eri quella che non riusciva a esprimere emozioni, tu?- dice ridendo. Mi piace. Lo conosco da poco tempo, pochissimo, eppure... mi piace.
      -P-Potremmo vederci più spesso... suonare ancora insieme.- gli propongo all'improvviso.
      -Nel senso... vorresti frequentarmi di più?- Quella constatazione mi fa percepire altro piacere all'interno del mio petto.
      -Sì... e-esattamente.- rispondo. A quel punto Kim si scosta dall'abbraccio e mi guarda dritto negli occhi.
      -Ne sei sicura?- e il suo sorriso si tinge di una punta di amarezza. Resto un po' sorpresa da questa domanda.
      -Perché me lo chiedi?-
      -Eve... io sono un vagabondo.- Ora il suo sorriso è scomparso del tutto -Giro per Elios con la chitarra sulle spalle, e mi fermo agli angoli delle strade suonando e chiedendo qualche soldo ai passanti. Non ho un lavoro, né una famiglia fin da quando sono nato...- La sua espressione adesso è triste e malinconica -Non ricordo niente del mio passato. Ho trascorso l'infanzia girovagando per le strade, e questa chitarra... non ho idea da dove provenga, so solo che da quando ho ricordi la ho sempre con me. La mia esistenza è da trascorrere in solitudine.- Restiamo in silenzio per qualche minuto. -Oh, scusami!- esclama ad un tratto, tornando ad avere un'espressione sorridente -Non era mia intenzione deprimerti con la storia della mia vita. Volevo solo...- Senza esitare, decido che quello sia il momento adatto: lo bacio sulle labbra. Dopo qualche istante, Kim mi sta fissando con espressione sbalordita, completamente rosso in volto, occhi e bocca spalancati. -E-E-Eve...?-
      -Non sei solo.- gli dico abbracciandolo -Non te lo meriti. Sei una bravissima persona. Mi sto innamorando di te, ed è la prima volta che mi succede una cosa del genere.- Mi sento agitata, mi gira la testa e ho persino un po' di affanno, ma sto riuscendo a dire quello che provo: sentimenti umani. -Forse... forse è un pensiero un po' egoista... ma non voglio che te ne vada.- Resta immobile per diversi minuti. Poi di scatto prende il mio volto fra le mani e mi bacia, dapprima dolcemente, poi con crescente passione.
      Quando la mattina dopo mi sveglio, sono senza vestiti nel mio letto: la mia mente è affollata dai dolci momenti trascorsi con Kim. Ma lui non c'è più. Se n'è andato, e non l'ho più rivisto. La sensazione di piacere muta, diventando sgradevole, fastidiosa, bruciante. Comincia ad appannarsi la vista, e sento qualcosa solleticarmi le guance: sto... piangendo?

      Partenza
      Add fissava Elder in lontananza, giunto ormai nei pressi di Besma. -Beh- disse fra sè -è stato un piacevole soggiorno- ed esplose in una fragorosa risata. -Davvero non so chi sia la più ingenua fra le tre: la bionda che non si rende conto di esser stata colpita da un mio incantesimo, la ragazzina che si beve la storia del conte intellettuale e quella stramba che dice di non provare emozioni. Comunque, tutte e tre molto belle, non c'è che dire! Non mi divertivo così da tempo.- E prese un'agenda -Dunque... Rena, Aisha, Eve- bisbigliò fra sé appuntando i nomi in coda ad un lungo elenco, dopodichè ripose l'agenda in un taschino, e cominciò a girare per le strade di Besma.
      Ad un certo punto, vide un tipo bizzarro che indossava una maschera di ferro, alla quale erano legati diversi catenacci. Bisogna precisare che ciò che colpì Add non era tanto quell'uomo, ma due ragazze intente a parlare con quest'ultimo. Una aveva i capelli rossi lunghi, e stava urlando qualcosa brandendo un enorme spadone a due mani, l'altra aveva i capelli neri e lunghi ma legati, impugnava una lunga lancia e cercava di calmare la rossa. Dopo qualche minuto, si allontanarono, e Add corse dall'uomo in maschera. -Scusami- lo apostrofò -conosci quelle ragazze?- L'uomo, da sopra una sorta di impalcatura, lo fissava impassibile, e disse: -Diciamo di sì. Però non conosco te: chi sei?- Add ci pensò su qualche minuto. -Mi chiamo Kim- mentì -tanto ti basti sapere. Ora dimmi quello che sai su quelle ragazze.- disse sogghignando.



      Aggiunto terzo (e forse ultimo) capitolo
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

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    • Ciao! Dato che stai leggendo la mia fanfiction, ho fatto un salto da te e, wow, ho molte cose da dire.
      Alcune positive, altre meno.
      Inizio dalle negative.
      Ho notato che nei tuoi racconti, le descrizioni sono un po' confusionarie. Ok, molto confusionarie, quando leggo mi perdo fra le descrizioni che davvero, mi disorientano. Sopratutto nei dialoghi. Dovresti scrivere il tutto con più ordine, ad esempio, se un personaggio dice una frase, alla fine della frase, l'azione dev'essere sempre di quel personaggio, altrimenti la finisci lì e, dopo un intervallo, che sia un punto o un punto a capo, inizi con la frase o l'azione dell'altro personaggio, non so se mi spiego.
      Poi vabbe, potrei anche sbagliare, ma quando ho letto il primo racconto che hai pubblicato, non riuscivo a respirare. È tutto un vortice di parole e di attimi che mi disorienta mi confonde, dovresti curare di più gli intervalli, la velocità. Comunque, per quanto riguarda i contenuti, non sono male.
      Non ci crederai, ma quando nel primo racconto
      Display Spoiler
      il tizio dai capelli rossi si è tolto l'elmetto pronto a fronteggiare Raven

      ho iniziato a fangirlare non poco. Peccato che sono rimasta delusa, quando ho scoperto l'identità di quel (che credevo "virile") personaggio. :ninja:
      Il carattere paravento di Rena non mi dispiace, però non so... ecco, devi curare la forma!

      Ho letto poi il secondo racconto, quello demenziale. Sei davvero portato per questo genere, davvero. Il testo risente meno degli errori della forma del testo, ma devi curarlo, sul serio, altrimenti il testo è troppo, troppo soffocante.
      Riguardo al contenuto di questo... te ne parlerò più tardi, quando gli avrò dato un'altra letta, ma per il momento ti dico che mi sono spanciata dalle risate.
      Sul serio.
    • Wow, un commento!

      Tatapuccitti wrote:

      Sopratutto nei dialoghi. Dovresti scrivere il tutto con più ordine

      "Ordine" non è una parola del mio vocabolario, purtroppo (me lo diceva perfino la mia prof di latino, pensa te). Onestamente, non pensavo di aver dato questo effetto "soffocante" alle mie storie, ma ero abbastanza cosciente del fatto che le scene dialogate fossero caotiche. Del resto, non ho mai scritto nulla prima d'ora, è che un giorno il mio cervello mi ha detto "ma sì, potrebbe essere divertente". E in effetti lo è.
      In ogni caso, la prima storia non convinceva molto neanche me.
      Per quanto riguarda quella demenziale, ti giuro che l'ho scritta sì e no in dieci minuti, ma in generale io faccio così: mi viene in mente un'idea, comincio a buttare giù parole senza pensarci e, una volta finito, posto il tutto. Casomai siano incomplete, le salvo e poi le continuo in un altro momento, ma comunque scrivere così porta ad uno stile un po'... confuso.
      Oh beh, se mi conoscessi, capiresti che io sono una persona confusa.

      Terrò a mente i tuoi suggerimenti per le prossime storie (quelle scritte le lascio così).

      Camilla wrote:

      Spero di vederti più spesso in futuro.
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

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    • What do you mean?

      [Genere: demenziale, no sense]

      Display Spoiler
      Scalando una montagna, non sempre le cose vanno come vi aspettereste. Ad esempio: avete con voi tenda, parafulmine, cartina, macchina fotografica, motosega circolare a forma di taglio di capelli alla Freddy Mercury, cellulare, gps, un'altra tenda e un termosifone? Sì? Ecco, allora state sbagliando dal principio. Non siete convinti, vero? Allora vi racconterò la storia di Golfred, un uomo ormai anziano che vive in provincia di Soolpotroon. Se non mi credete, recatevi presso la sua abitazione, e avrete conferma di quanto sto per raccontarvi.
      Golfred, noto col diminutivo di Giuseppe, era a quei tempi un ricchissimo contadino di Casale Sskiattecalòr, un piccolo borgo pieno di pittori, così tanti che la maggior parte della popolazione era composta da quadri, dipinti e affreschi (questi ultimi, naturalmente, usufruivano di diversi vantaggi, come ad esempio l'utilizzo della rete da calcio Stoccardese. Non sapete cos'è?! Santo cielo, mica posso spiegarvi tutto io!). Golfred detto Giuseppe non aveva intenzione di restare in quella città, perciò aspettava sempre che la montagna venisse da lui, in modo da potersi rilassare sui picchi innevati di qualche catena montuosa. Non una catena montuosa qualsiasi, ma precisamente il Picco Chemaronefriddkffacà. Tuttavia, la montagna in questione non aveva la benchè minima voglia di spostarsi: come ben sapete, affinchè una montagna possa spostarsi c'è bisogno dell'approvazione del presidente dell'america centrafricana, pertanto bisogna inviargli una richiesta per iscritto, aspettare dai 15 ai 20 mesi e, con una probabilità pari allo 0.00456%, il presidente concederà alla montagna di spostarsi. E il Picco Chemaronefriddkffacà, poiché non sapeva scrivere, non inviò mai nessuna richiesta al presidente. Così Giuseppe, registrato all'anagrafe come Golfred, uscì fuori casa, arrampicandosi su una stufa elettrica affinchè tutti lo vedessero, e urlò: -Se la montagna non va da Golfred detto Giuseppe, Golfred detto Giuseppe va dalla montagna!- Tutti i quadri fissarono sbalorditi il volto di Golfred detto Giuseppe e, dopo aver cantato l'inno nazionale al contrario in lingua giappocinocoreana, lo acclamarono come un grande eroe. I quadri in realtà non avevano capito affatto quello che aveva detto Golfred (detto Giuseppe, casomai vi foste dimenticati), ma la solennità con cui erano state pronunciate quelle parole avevano spinto tutto il popolo ad acclamare il ricco contadino. Perciò il nostro eroe prese con sé tenda, torcia elettrica, parafulmine, cartina, macchina fotografica, motosega circolare a forma di taglio di capelli alla Freddy Mercury, cellulare, gps, un'altra tenda e un termosifone e andò verso la montagna.
      Arrivato ai piedi della montagna intorno alle 56:88, Golfred detto Giuseppe sistemò la sua tenda come meglio non si potrebbe e sopra di essa piazzò il parafulmine: la stagione dei temporalicheduranocircaventitrèsecondigiustoperfartibestemmiare era ormai iniziata, meglio essere previdenti. Aprì la cartina: in effetti, il percorso non era troppo lungo, nel giro di 2038 anni avrebbe terminato la sua scalata; rincuorato da tale pensiero, si fece una selfie vicino la sua tenda, impugnando il suo nuovissimo gps a bassa tecnologia dopodichè, tramite cellulare, la postò su Facebrutt. Siccome era sopraggiunta sera, prima di addormentarsi mise una mano nello zaino nel tentativo di prendere il suo termosifone: fu in quel momento che si ricordò di non aver portato nessuno zaino. Senza zaino, non poteva aver portato tutte quelle cose (fatta eccezione della motosega circolare a forma di taglio di capelli alla Freddy Mercury, della quale infatti esiste una versione tascabile), per cui, appena si girò, si accorse che non c'era più nulla: né la tenda, né il cellulare, né il gps, né niente. Frustrato e demoralizzato a causa di tutto ciò, Golfred detto Giuseppe prese il suo zaino, ripose al suo interno tutto ciò che aveva con lui (tranne che la motosega circolare, per il motivo spiegato poco fa) e tornò a casa, a Casale Sskiattecalòr.
      Per cui, cari lettori, prima di scalare una montagna, assicuratevi di avere con voi uno zaino (e, se il vostro budget può permettervelo, anche una motosega circolare a forma di taglio di capelli alla Freddy Mercury).
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

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    • Premessa: questa storia non ha alcun senso, l'ho scritta senza pensarci in un momento di follia ascoltando una canzone di nome, appunto, Jubel. Mi spiaceva cancellarla, e così l'ho postata.

      Display Spoiler
      All'improvviso sento un suono. Un suono di tamburi, o comunque di percussioni. Ora c'è anche... un basso? Così rilassante... non so da dove provenga, ma è così piacevole questo suono... ecco, ora è scomparso. No, un momento, una ragazza sta cantando. Ora è partito qualcuno col suonare un sassofono. Santo cielo, è bravissimo questo qualcuno! Scatto in piedi, questa melodia è fantastica. Mi guardo attorno, cercandone la fonte... il sassofono non si sente più, tutto d'un tratto. C'è una forte luce, solo per un istante, e non sono più nel mio soggiorno. Spiaggia. Mare. Sole. Vento caldo e piacevole. Sono vicino ad alcuni amici miei, tutti ridono, ballano... la musica torna a farsi sentire, come se qualcuno la suonasse direttamente nelle mie orecchie, però non sto indossando cuffie. Il sassofono si sente un po' meno distintamente. Da seduto, scatto in piedi, e uno dei miei amici mi prende sotto braccio ridendo, e improvvisiamo un ballo disordinato, privo di alcuno schema o logica. Appare una ragazza dietro di me che mi stringe forte a sé. Non la conosco, però è bellissima: ha dei lunghi capelli scuri, occhi azzurri quasi lucenti. Mi sorride. La musica si ferma e il mondo pare girarci attorno.
      Dice una sola frase: -Save me.-
      La musica riprende, più forte di prima, tanta gente compare dal nulla ballando, ridendo, correndo ovunque. La ragazza di scatto mi bacia sulle labbra: dura qualche istante, poi mi prende per mano e improvvisa una danza semplice e divertente. Il sole sta calando, tutte le persone lì in spiaggia si mettono attorno ad un falò, uno di questi suona una chitarra, ma io non sento nulla, solo quella melodia proveniente da un sassofono. Mi volto verso la ragazza e la bacio di nuovo: lei mi abbraccia, e continuiamo a baciarci a lungo. Non riesco a decifrare le emozioni che provo in quel momento: felicità? Piacere? Divertimento? Non saprei dire. Ci lasciamo cadere sulla sabbia, le ride, mi fissa per parecchi minuti. Il sassofono di scatto interrompe la sua melodia.
      La ragazza, sorridendo, ripete quella frase: -Save me.-

      Apro gli occhi: sono sul divano, con le cuffiette nelle orecchie, ma il cellulare è spento. Deve essersi scaricata la batteria.
      Mi alzo in piedi, un po' stordito, togliendomi le cuffie dalle orecchie e mettendo a posto il telefonino.
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

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    • Ho letto che avevi scritto una storia di Add che.. ehm.. andava con Rena, Aisha ed Eve e non ho resistito, l'ho voluta leggere subito.
      Ieri sera sono andato a dormire tardi per finire almeno il secondo capitolo di Aisha.
      Stamane ho terminato quello di Eve.
      Add è un genio. Tu sei un genio.
      Le due uniche pecche che ho trovato sono all'inizio del terzo capitolo, quando Eve viene definita più umana che Nasod e poi, invece, viene risalata la differenza di umanità tra Ophelia, che pare riconoscere il "bellissimo", ed Eve, che invece rimane perplessa. Capisco che volevi dare la sensazione di dama di compagnia (magari dopo che Add se n'è andato, Ophelia ha pure mangiato il gelato con Eve lol), ma non bisogna contraddirsi :)
      Dunque.. per farti capire, è un racconto spettacolare, carina anche la fine ciclica che segna ancor di più la.. ehm.. sciupafemminità di Add xD
      In realtà avrei preferito che Raven, Elsword e Chung gliene avessero date a Besma tante, ma tante.. [cit. Suor Nausicaa]

      In ogni caso ho apprezzato le descrizioni dei "travestimenti" di Add che si adattano in modo straordinario a quelle di ogni ragazza; lo stile di narrazione che è molto particolare e comprensibile anche se non ordinatissimo, tra i pensieri della ragazza di turno e le parole dei due; tutto è messo in un modo tale che solo un umano, un essere sociale, possa capire da subito che genere di persona è Add.

      Ti stimo.

      Ah, stai certo che ora vedo anche le altre, kiss.






      EDIT: letto anche Jubel.
      Wow, tutta d'un fiato, mi incuriosiva. E' particolare, tutta da decifrare ma allo stesso tempo ti fa venir voglia di pensare: "Hei, rilassati. E' già bella così".
      Nonostante il fatto che credo che degustarla senza sapere cosa significhi è un piacere assoluto che libera il lettore da qualsiasi obbligo, penso che TU, scrittore, debba esaminarla. Che TU debba spiegarla, alla fine.
      E' da cose come queste, praticamente liberate dall'anima, che si capisce cos'hai nel cuore.
      A prima vista sembri un tipo che ama musica un po' particolare, con un desiderio di muoversi, liberarsi, vivere, che tutto sommato accetta l'andare degli eventi, e che (ovviamente) apprezza quelli felici e di festa.
      La ragazza, che simboleggia i tuoi atteggiamenti verso l'amore, è un altalenarsi di gioia e solarità, con cui puoi vivere senza crearti problemi su "ciò che bisogna rispettare".
      Quella strana richiesta simboleggia forse paura e quel pizzico di mistero che dopotutto speri di trovare nelle cose.
      Anche la lingua, l'inglese, significa forse che stai guardando aldilà della totale quotidianità, forse che vuoi esplorare nuovi spazi in aree che però già un poco conosci.
      Il ritorno alla realtà è tranquillo, quasi come se te lo aspettassi.. la felicità non ti stupisce, ma ti piace.



      Display Spoiler
      Spero tanto di non aver fatto Epic Fail.











      EDIT 2: Ho letto anche tutte le altre, ma ora non mi importa delle altre, voglio parlarti di Let Her Go.
      Mi è mancato il respiro alla fine. Giuro su chi vuoi, davvero su chi vuoi!!!.. Mi è mancato il respiro.
      E' stato terribile, commovente, ma ora non ne voglio parlare. Ci.. ci.. ci sono rimasto troppo.. male.
      Io leggo molto. Ti ricorderò per sempre, Japan. Forse per questo racconto più di tutti gli altri.
      Ti ricorderò per sempre e amerò il tuo talento oltre l'inimmaginabile. E'.. è una storia bellissima. Mi è mancato il respiro.


      GRAZIE PER L'AVATAR, ANGELYNE!

      u.u

      The post was edited 2 times, last by micheleX ().

    • Questa reazione nei confronti dei miei racconti è del tutto inaspettata, sono felicissimo che ti siano piaciuti!

      micheleX wrote:

      Display Spoiler
      Spero tanto di non aver fatto Epic Fail.

      No, non hai fatto epic fail, però hai fatto sembrare la storia più... "poetica" di quanto sia in realtà. L'unico errore è il motivo dell'utilizzo della lingua inglese: in un primo momento pensavo di scriverlo in italiano, però ho preferito l'inglese intendendo che è cosa molto comune e quotidiana nella mia vita di tutti giorni (citazioni, canzoni, testi, battute, amici stranieri etc..), non un aspetto "non del tutto comune" come dici tu.
      Non ho nessuna intenzione di aggiungere una spiegazione: l'ho scritta all'improvviso senza pensarci troppo, e se mi metto ad aggiungere l'interpretazione finirei sicuramente col cambiare qualche parolina. E non voglio che questo accada.

      Poi vabbè, ero certo che la storia su Add ti sarebbe piaciuta.
      Il momento in cui Ophelia dice a Eve che sia bellissima effettivamente è una cosa a cui non avevo fatto caso: intendo dire, come dici tu avrei dovuto renderla più "fredda", però l'idea di un maggiordomo che dica sempre alla propria padrona "siete bellissima come sempre" mi sembrava tanto plausibile che non ci ho riflettuto su.

      Let her go ha fatto stare male perfino me. E pensa che l'ho scritta io.

      Non c'è altro da aggiungere.

      Ora come ora ho intenzione di scrivere una storiella strettamente legata a Brevi irresolutezze, anche se stavolta sarà Raven la voce narrante.

      E nient'altro, ancora grazie per aver letto e commentato i miei racconti!
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

      The World is mine



    • Sì, l'avevo detto (per il fatto dell'interpretazione libera dell'ultimo che hai fatto e per "l'errore" di considerazione di Ophelia ed Eve).
      Beh, non mi dispiacerà leggerlo, anche se per te avrei pensato a qualcosa che non hai ancora esplorato, a quanto credo.. ovvero la famiglia. E poi, beh, immagino già il capolavoro che potresti fare andando sulla religione, magari con una di quelle scene dove c'è il classico devoto che è solo, in Chiesa, a pregare.. mamma mia, mi vengono i brividi. Ma poi, sempre con una narrazione abbastanza distaccata.
      Pensaci, penso che potresti fare miracoli.


      GRAZIE PER L'AVATAR, ANGELYNE!

      u.u
    • [Genere: slice of life, sentimentale (non è sentimentale, ma non saprei come definirlo)]
      Questa storia è strettamente legata a Brevi irresolutezze (click), tuttavia non è strettamente necessario averla letta.
      Alcune parti temo possano risultare un po' pesanti, ma appena ho cominciato non sono riuscito a trattenermi.


      Display Spoiler
      Sono seduto alla mia scrivania, scrivendo un breve riassunto su un testo latino, una lingua antichissima.
      Rena resterà in viaggio almeno un'altra settimana presso la popolazione elfica, inviata come ''diplomatica'': alcuni elfi stanno cominciando a fomentare piccole rivolte sparse per i motivi più disparati contro gli umani, e Rena è senza dubbio la più indicata per parlare con loro. Io purtroppo non sono potuto andare con lei: chi avrebbe badato a Hikai? Non poteva certo venire con noi, deve andare a scuola. Inoltre le sue sorelle maggiori Tina e Mina sono in gita scolastica, quindi sarebbe stata proprio sola. E non potevo certo permetterlo.
      Io e Rena siamo sposati esattamente da 20 anni, e abbiamo avuto due bambine gemelle, ovvero Tina e Mina. Tempo dopo la loro nascita però, ci fu un nuovo arrivo a casa nostra: Hikai, che all'epoca aveva già 6 anni. Era stata fino ad allora serva di un ricco proprietario terriero di Peita, ma quest'ultima venne invasa dai demoni e gran parte della popolazione fu massacrata. Alcuni tuttavia riuscirono a mettersi in salvo, grazie all'intervento delle forze militari: fra questi individui fortunati c'era Hikai, unica sopravvissuta in casa del padrone. Poiché l'alternativa sarebbe stata, con tutta probabilità, quella di finire nel mercato nero degli schiavi (che a causa dei disordini in città era difficile da controllare), io e Rena prendemmo la decisione: avremmo adottato Hikai, e così fu. Si è ambientata piuttosto facilmente, nonostante il suo carattere estremamente timido. Del resto, Hikai è una Tilm.

      NOTA 1: i Tilm non costituiscono proprio una razza a parte. Studi scentifici sono giunti alla conclusione (evidentemente errata) che sia una sorta di ''sindrome'': i Tilm sono eccessivamente timidi, di corporatura minuta, pelle piuttosto chiara ma resistente alle ustioni, non superano 3,1 selpa di altezza (circa 1.55 metri), e sono caratterizzati da ossa molto fragili; tendono ad avere i capelli di colore rosso, rosa o bianco (nel nostro caso rosa); arrossiscono con estrema facilità. Come i Samurai, vivono più a lungo degli esseri umani; inoltre sono molto inclini alla magia. Ciò dimostra che non può trattarsi di una sindrome.

      La guerra, dopo diversi anni, è andata migliorando e Benentio (comandate supremo delle forze militari di Elios) mi ha concesso già da qualche mese una lunga pausa dal campo di guerra, ed è per questo che ora posso permettermi di restare qui, nella mia piccola città. E così eccomi qua.
      Si sente un bussare leggero alla porta della mia stanza, mi volto e vedo Hikai affacciarsi timidamente. Non posso fare a meno di sorriderle: da quando sono sposato, sono diventato sempre più dolce, e la cosa è divenuta ancora più evidente quando hanno fatto la loro comparsa Tina, Mina e Hikai. Le chiamo spesso "le mie principessine". Q-Questo quando erano piccole, beninteso, ora frequentano il liceo.
      -Entra pure, Hikai, non sto facendo nulla di importante.- Le dico voltandomi di nuovo verso la scrivania per concludere il lavoro. La sento avvicinarsi e sedersi sul letto. -Hai fame? Fra poco scendo a preparare la cena, c'è qualcosa in particolare che vorresti?- Le chiedo, continuando a scrivere i miei appunti. -E-Ecco... non si tratta di questo...- dice con la sua vocina sottile e delicata.
      -Problemi con i compiti?- chiedo.
      -Papi... senti...- è adorabile quando mi chiama "papi". Mi spunta automaticamente un piccolo sorriso sulle labbra.
      -Dimmi tutto, ti ascolto,- Dico dolcemente. Hikai resta in silenzio per un po'. Io completo i miei appunti, e chiudo il quaderno scrivendoci frettolosamente sopra il mio nome: "Raven".
      -Sono fidanzata.- dice tutto d'un fiato. La pressione delle mie dita spezza la matita che sto impugnando. Mi giro molto lentamente, e inizio a fissare mia figlia: è seduta sul letto, rossissima in volto, con un dito sta attorcigliando un ciuffetto dei suoi corti capelli rosa. Mia figlia. No, non può essere vero. -Non sono sicuro di aver capito bene.- dico con un sorriso quasi isterico stampato in faccia che sembra avere tutta l'intenzione di farmi venire un crampo alla guancia. Hikai non mi guarda, ora ha il fiatone e il suo movimento delle dita sta diventando frenetico. -Ho d-detto... c-che s-sono fidanzata...- Pronuncia queste parole con un filo di voce. Mi alzo di scatto dalla sedia e mi metto al fianco della mia principessina. Deglutisco e prendo un bel respiro: ritrovo la calma.
      -Da quanto tempo sei fidanzata?-
      -Quasi... quasi un anno...- dice. Un anno? Un anno?! Un anno?!? Faccio un altro bel respiro: in ogni caso non riuscirei mai ad arrabbiarmi con lei.
      -Dimmi un po'- le dico con tono calmo -chi è il tuo ragazzo?-
      -Si tratta di Kid- risponde -è un ragazzo fantastico- continua sorridendo e arrossendo -è gentile, simpatico, intelligente, dolce... mi vuole tanto bene... e poi è un samurai!- esclama alla fine.

      NOTA 2: ''... in effetti, quella dei samurai è una razza a parte, fisicamente identica agli esseri umani. Tuttavia, invecchiano più lentamente, hanno un metabolismo accellerato, riflessi più acuti e, in generale, sanno fare meglio qualsiasi cosa sappiano fare gli esseri umani, ma non sono più intelligenti. I samurai sono guerrieri, e il loro corpo è adatto al combattimento anche senza addestramento. Ad ogni modo, sono rimasti pochi samurai al giorno d'oggi...''
      [Cit. dal libro ''Samurai'', autore sconosciuto]


      Kid. Kid, sì, lo conosco bene quel ragazzo. Effettivamente è una brava persona, conosce mia figlia da circa due anni che io sappia. Ma non avevo la benché minima idea che fossero arrivati a fidanzarsi... e lo sono da un anno... Perché l'ho saputo solo adesso? Qualsiasi problema abbiano mai avuto, le mie figlie si sono sempre confidate tanto con Rena quanto con me. Ma perché sto scoprendo questo dopo così tanto tempo? Deciso a parlarle nel modo più severo possibile, la fisso dritta negli occhi. Tutte le parole che avevo intenzione di dirle mi muoiono in bocca: Hikai ha cominciato a piangere. So bene che non riuscirò a mantenere ancora a lungo uno sguardo severo.
      -M-Mi spiace... d-di non avervelo detto...- dice in un fiume di lacrime. -È che... avevo paura che vi sareste arrabbiati...- A quel punto le metto il braccio Nasod attorno alle spalle. Fin da piccola, Hikai è sempre stata attratta dal mio braccio meccanico: diceva sempre che quando la stringevo a me col braccio Nasod le davo un senso di tranquillità e di conforto. Ciò mi stupì non poco: quello che era stato per quasi tutta la mia vita una vera e propria arma da distruzione, era diventato una fonte di conforto; non per una persona qualsiasi, per mia figlia. Come allora, anche adesso si tranquillizza, e i singhiozzi smettono di farsi sentire. -Non avremmo avuto motivo di arrabbiarci, Hikai- le dico con tono pacato -né io né tua madre. Perché mai avremmo dovuto?- La fisso di nuovo, stavolta sorridendo.
      -E-Ecco...- inizia, con una vocina molto sottile -Lui è più grande di me... non lo conoscete bene tu e mamma...-
      -Oh andiamo!- esclamo interrompendola -Pensi che ci arrabbieremmo per così poco? Lo hai invitato più di una volta qui, ormai lo conosciamo bene. E poi... deve innanzitutto piacere a te, dico bene?- A questo punto Hikai volge finalmente il suo sguardo verso di me: noto con piacere che ha smesso di piangere, però sembra ancora agitata. -Quindi... non sei arrabbiato?- domanda speranzosa. -Ovviamente no- rispondo -ma se dovesse succedere qualcosa fra te e lui, qualsiasi cosa possa tormentarti, sappi che a me devi sempre dire tutto, intesi?- In effetti, c'è qualcosa che non mi convince nel suo sguardo. -Qualsiasi?- mi chiede, e qualcosa sembra scattare nei suoi occhi. Lo dicevo io che c'era dell'altro.
      -Qualsiasi cosa- rispondo.
      -P-Proprio tutto?- insiste.
      -Esatto, devi sempre dirmi tutto. Sono tuo padre, ed è mio dovere aiutarti ad affrontare i tuoi problemi.- affermo nel modo più solenne possibile; è evidente che vorrebbe dirmi altro, però sembra ancora insicura. Deglutisce quasi a fatica, spostando di nuovo lo sguardo.
      -L'altro... l'altro giorno, Kid...- e si ferma. Questo inizia a preoccuparmi.
      -Che è successo l'altro giorno?- dico nel modo più calmo esortandola a continuare.
      -...ecco, Kid... Kid mi ha...- e un'altra pausa. Ora sono molto preoccupato. Stringo con forza il pugno del braccio umano.
      -Ti ha trattata male?- la tensione nella mia voce è percepibile.
      -N-No! Non lo farebbe mai...- e fa un'ennesima pausa. Posso quasi sentire i miei nervi tendersi.
      -Allora cos'è successo?- insisto, avvicinando la mia faccia alla sua, nonostante lei eviti nuovamente il mio sguardo.
      -Mi ha chiesto di andare a letto con lui- dice tutto d'un fiato. È uno scherzo. Deve essere uno scherzo. Fino a qualche minuto fa, Hikai era la mia principessina: nessuno poteva toccarla. Nel giro di questi minuti, non solo ho scoperto che è fidanzata, ma anche che il suo ragazzo le ha chiesto di andare a letto con lui. I miei nervi potrebbero esplodere da un momento all'altro. Potrebbe anche essere una cosa naturale, una cosa che qualunque genitore prima o poi deve accettare, ma non all'improvviso, non in una sola volta, non nel giro di pochi minuti. Sposto il mio sguardo verso la finestra che mi sta di fronte, e vedo sia me sia Hikai: un po' alla volta sto invecchiando. Non sono più il Raven giovane che combatteva al fianco di Elsword, Chung, Eve e Rena, affrontando mille pericoli fra Nasod, Benders, Guerrierosauri, Vargo... i tempi della Banda dei Corvi non sono altro che un brutto ricordo. Non sono più il Raven adulto appena sposato, padre di tre piccole bambine alle prese con la scuola elementare. Sono un Raven che sta invecchiando, padre di tre figlie che stanno crescendo. Prima d'ora non ho mai fatto riflessioni simili, adesso mi stanno scorrendo tutte davanti agli occhi, come una lunga serie di immagini. D'un tratto, ho nostalgia di quando accompagnavo Hikai a scuola, al parcogiochi, per strada a passeggiare, di quando la portavo con me sulle spalle, le insegnavo a nuotare... però sono anche felice. Cresce in salute, è una ragazza responsabile, studia, i suoi amici sono brave persone... ed è anche innamorata. Fissandola nel riflesso della finestra, ora mi sembra di rivederla piccola, quasi minuscola, sotto il mio braccio Nasod, dove si nascondeva sempre durante i temporali, atterrita dai lampi e dai tuoni; ora è ancora insicura, dolce e affettuosa come quando io e Rena la portammo qui con noi, ma è comunque cresciuta. È una Tilm è vero, ma è comunque più alta, ha un corpo più maturo, di quella bambina è rimasto solo lo sguardo: sta lentamente diventando donna. E quello che mi sta dicendo ne è la prova: è alle prime armi, confusa, disorientata, ma nonostante tutto vuole cambiare, andare avanti, non vuole evitarlo.
      La stringo più forte a me, e restiamo così per qualche minuto.
      -La cosa ti spaventa?- le chiedo con tono calmo d'un tratto.
      -E-Eh? Ah... b-beh... sì... un po'...- risponde, sorpresa dalla mia domanda.
      -Tu vuoi davvero bene a Kid?- chiedo ancora.
      -Certamente!- risponde senza esitare. Sorrido.
      -Allora di cosa hai paura?- continuo. Lei resta in silenzio per un po'.
      -Non saprei... è una cosa di cui non so nulla...- dice, e sento più sicurezza nel suo tono di voce.
      -Vedi, Hikai... queste cose devi scoprirle tu. Se hai un dubbio o un'incertezza puoi sempre chiedermi tutto, sia ben chiaro, ma il "grosso" dell'argomento devi scoprirlo tu assieme a Kid: è il tuo fidanzato, e di questo genere di problema dovete parlarne tu e lui. Capisci?-
      Hikai mi ascolta in silenzio, fissandomi direttamente negli occhi: ora c'è sicurezza anche nel suo sguardo. Sta davvero diventando matura. Mi abbraccia di scatto -Grazie, papi- dice. Rispondo all'abbraccio e restiamo così per lunghi istanti, dopodichè si allontana, dirigendosi verso la porta. -Papi...- dice prima di chiudere la porta -...ti voglio tanto bene.- Mi sorride. La porta si chiude, e dopo qualche istante sento una lacrima scendermi lungo la guancia.
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

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    • asdf1234 wrote:

      Ti è mai capitato (anche con questi racconti, perchè no) di rileggere i tuoi scritti e di accorgerti che praticamente devi riscriverlo tutto?

      Francamente no. Ho scritto tutto quanto direttamente sotto forma di messaggio, e così come mi venivano le idee, così le scrivevo; nonostante questo, non mi è mai venuto in mente di riscrivere dal principio una storia, ma sicuramente, una volta scritte per intero, apporto diverse modifiche alla forma, a qualche ripetizione etc...
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    • - Interpretazioni

      Innanzitutto: Leggo poco prima che non vuoi dare un'età esplicita ai personaggi... Eppure scrivi che Rena ha sedici anni t.t
      Poi, alcune parti le trovo un po' confuse, credo sia lo stile di scrittura a cui mi devo abituare... Ho notato, tuttavia, in alcuni punti ci sono delle piccole imperfezioni, a volte anche con la punteggiatura.

      Ma, in particolare, mi fermo dapprima sul fatto che la conversazione tra Raven ed Elesis non è un po' troppo... Socievole? Capisco che non abbiano questo gran rispetto tra di loro, ma, in genere, anche in guerra si mantiene un certo rispetto verso il generale nemico, magari dando anche del lei... Se è una tua scelta (E credo proprio lo sia), non la comprendo affondo.

      Inoltre la narrazione, riferendomi all'attacco di Raven contro Elesis, è leeeenta... Lenta nel senso che vengono usati, a mio parere, troppi punti di pausa... Difatti, questa parte del racconto l'ho letta abbastanza male:

      -Spada guizzante!- Raven non restò a guardare.(E qui la pausa ci sta pure, ma non ci sarebbero stati meglio i due punti? Voglio dire, i due punti introducono una situazione, una frase, o qualsiasi altra cosa tu debba "Introdurre", appunto, qui inizia l'azione, la frase "Non restò a guardare" non sarebbe stata meglio con due punti di introduzione alla fine? :S) -Passo nell'ombra!- Schivò senza problemi il fendente del capitano e l'afferrò per il collo col braccio meccanico in un movimento rapidissimo. Poi la sollevò da terra di quasi un metro (sì, Raven era parecchio più alto di lei) e strinse la presa. (Qui la narrazione è dapprima rapida, nel descrivere come Raven velocemente schiva Elesis e l'afferra, però, tra l'afferrare e sollevarla da terra ci passa un punto di interruzione, interruzione che è, a mio parere, troppo lunga, per un combattimento veloce, anche perché non mi sembra che Raven sottovaluti la sua rivale)
      -Una ragazzina inesperta e impulsiva come te è già capitano?- Elesis si sentiva soffocare, il mondo cominciava a girarle tutt'attorno.(C'è davvero bisogno di una pausa così lunga qui?) -Stai già perdendo i sensi?- la provocò Raven, dopodichè urlò: -Reckless Fist!- e il suo braccio, prima bianco e grigio, divenne di colore nero con chiazze arancioni, più sottile e di aspetto più minaccioso. Ci storgo l'occhio su come tu abbia usato quei due punti lì, che non mi convincono T_T, ce li avrei visti meglio qui, al posto del punto) Elesis non riusciva più a respirare. (Prima di questa frase hai messo molti, molti punti che costituivano pause decisamente più piccole, forse qui sarebbe stato meglio andare a capo, anche per rendere più scorrevole la lettura) -In fin dei conti, sei poco più che una bambina- concluse Raven. Scagliò il corpo esanime del capitano per aria, e prima che ricadesse a terra lanciò una sfera di energia del braccio urlando -Lama cannone!- (Se devo essere sincero... Perché prima attacca in inglese, poi in italiano? ò_ò) Elesis venne colpita in pieno. Era KO -La vostra sfacciataggine- disse l'uomo -mi ha fatto innervosire. Potete anche morire tutti.

      E qui, nell'ultima riga, hai fatto, secondo me, un bell'errore di punteggiatura: Mentre le altre (Forse anche troppe, dovrei essere meno cattivo z.z) cose che ti ho segnalato (Che non sono necessariamente errori, eh!) possono anche non essere considerate come errori, qui a mio parere l'errore c'è.
      "Elesis venne colpita in pieno" ed "Era KO" possono essere collegate sia dai due punti che dal punto fermo come hai fatto tu, il problema, però, è il continuo... Non puoi stoppare la frase, iniziarla nuovamente, poi iniziare un'altra senza alcun segno di punteggiatura...

      Cercherò di spiegarmi meglio: Tra "Era KO" ed il dialogo di Raven dovrebbe esserci, a mio parere sempre, una pausa, ciò pure tra i due dialoghi.
      E, per ultima cosa, non comprendo perché "L'uomo" apposto di "Raven"; sì, è vero, non bisogna assolutamente diventare ripetitivi, ma avresti potuto metterci qualche altro termine più attribuibile a Raven,,, Però, visto che non me ne vengono in mente ora, ti invito solamente a pensarci se puoi migliorare la frase :S

      Avrei voluto evitare di fare "Correzioni", perché io non voglio fare da "Esempio" o "Professore" a nessuno, ma io, personalmente, l'avrei scritta così:
      "Elesis venne colpita in pieno: Era KO. -La vostra sfacciataggine-, disse Raven, -Mi ha fatto innervosire... Potete anche morire tutti-.".

      Noto, inoltre, che non hai mai usato i puntini di sospensione, i quali possono comunque esserti utili per avere una "Pausa continuata" ;)

      ----------------------------------

      Pesco a caso un altro racconto da poter leggere e commentare, casomai domani vado con altri:

      - Scarsa importanza

      Be', oddio, su questo non è che ho molto da dire, però è riuscito a strapparmi un sorriso X)
      Unica cosa da ridire riguardo:
      "Gli uccelli non parlano, ma di sicuro beccano parecchio, e fu proprio quello che accadde."
      Anche qui hai messo un punto che non mi convince molto... Ma alla fine, diciamo che è un errore minore xP

      --------------------------------------------------

      Scusa se magari son stato un po' cattivo nel commentare la punteggiatura, spero non sia presa a male ^ ^"
    • Ho letto anche quella di Raven, "Changes". Ahhhhhhhhhh *v*
      Non riesco a capacitarmi del fatto che Raven non si sia incavolato al chiedere di fare l'amore alla figlia D:
      Forse si sentiva troppo male e per non farsi venire un colpo al cuore ha rinunciato =X
      Però ancora quei nomi.. Tina e Mina.. ._. al limite Mina (Io.. sonoooooo.. laaaaaa solaaaaa.. che tuuuuu.. possa amareeeeeeee..!!), ma Tina è veramente brutto come nome, pare pure un po' grezzo D:
      Comunque, comunque... non male come tema "famiglia" :) la parte più bella è quella del braccio Nasod! Ha un effetto coccoloso sulla ragazza :O
      Bravo :)


      GRAZIE PER L'AVATAR, ANGELYNE!

      u.u
    • Kin'Grovyle wrote:

      Innanzitutto: Leggo poco prima che non vuoi dare un'età esplicita ai personaggi... Eppure scrivi che Rena ha sedici anni t.t

      Ooooops... è vero... :doofy:

      Kin'Grovyle wrote:

      Ma, in particolare, mi fermo dapprima sul fatto che la conversazione tra Raven ed Elesis non è un po' troppo... Socievole? Capisco che non abbiano questo gran rispetto tra di loro, ma, in genere, anche in guerra si mantiene un certo rispetto verso il generale nemico, magari dando anche del lei... Se è una tua scelta (E credo proprio lo sia), non la comprendo affondo.

      In realtà la mia intenzione era proprio quella di sottolineare l'irriverenza di Raven e il fatto che Elesis sappia rispondergli per le rime.

      Kin'Grovyle wrote:

      -Spada guizzante!- Raven non restò a guardare.(E qui la pausa ci sta pure, ma non ci sarebbero stati meglio i due punti? Voglio dire, i due punti introducono una situazione, una frase, o qualsiasi altra cosa tu debba "Introdurre", appunto, qui inizia l'azione, la frase "Non restò a guardare" non sarebbe stata meglio con due punti di introduzione alla fine? :S) -Passo nell'ombra!- Schivò senza problemi il fendente del capitano e l'afferrò per il collo col braccio meccanico in un movimento rapidissimo. Poi la sollevò da terra di quasi un metro (sì, Raven era parecchio più alto di lei) e strinse la presa. (Qui la narrazione è dapprima rapida, nel descrivere come Raven velocemente schiva Elesis e l'afferra, però, tra l'afferrare e sollevarla da terra ci passa un punto di interruzione, interruzione che è, a mio parere, troppo lunga, per un combattimento veloce, anche perché non mi sembra che Raven sottovaluti la sua rivale)
      -Una ragazzina inesperta e impulsiva come te è già capitano?- Elesis si sentiva soffocare, il mondo cominciava a girarle tutt'attorno.(C'è davvero bisogno di una pausa così lunga qui?) -Stai già perdendo i sensi?- la provocò Raven, dopodichè urlò: -Reckless Fist!- e il suo braccio, prima bianco e grigio, divenne di colore nero con chiazze arancioni, più sottile e di aspetto più minaccioso. Ci storgo l'occhio su come tu abbia usato quei due punti lì, che non mi convincono T_T, ce li avrei visti meglio qui, al posto del punto) Elesis non riusciva più a respirare. (Prima di questa frase hai messo molti, molti punti che costituivano pause decisamente più piccole, forse qui sarebbe stato meglio andare a capo, anche per rendere più scorrevole la lettura) -In fin dei conti, sei poco più che una bambina- concluse Raven. Scagliò il corpo esanime del capitano per aria, e prima che ricadesse a terra lanciò una sfera di energia del braccio urlando -Lama cannone!- (Se devo essere sincero... Perché prima attacca in inglese, poi in italiano? ò_ò) Elesis venne colpita in pieno. Era KO -La vostra sfacciataggine- disse l'uomo -mi ha fatto innervosire. Potete anche morire tutti.

      Piccola premessa: quando scrivo ho enorme difficoltà nella scelta della punteggiatura. Questo perché, ad esempio, ci sono momenti in cui un punto per me dovrebbe segnalare una pausa non troppo lunga, alle volte un'altra più lunga, e spesso usare virgole, due punti e punti e virgole mi risulta... fuori posto. :S E così la mia punteggiatura è costellata di piccoli errori sparsi (sperando che siano effettivamente piccoli).
      Comunque........
      -Nello scontro fra i due, il rallentamento dell'azione è una cosa voluta (a quanto pare non riuscita bene): volevo proprio sottolineare che lo scontro sembra essere fra due avversari dello stesso livello, quando invece Raven nel giro di poco mette al tappeto Elesis, che è addirittura un capitano. Da precisare che Raven sottovaluta il suo avversario.
      -I due punti.......... allora, io ho imparato che se devo aprire un discorso con parole del genere "disse", "rispose", "chiese", "urlò" e tante simili, ci vogliono sempre i due punti e il trattino. Non li ho messi a caso quando ho scritto "urlò:- Reckless Fist!-".
      -Volevo scrivere il nome di tutte le mosse in italiano, però fargli scrivere "pugno di fuoco" era inquinamento uditivo allo stato puro... :puke:

      Kin'Grovyle wrote:

      io, personalmente, l'avrei scritta così:
      "Elesis venne colpita in pieno: Era KO. -La vostra sfacciataggine-, disse Raven, -Mi ha fatto innervosire... Potete anche morire tutti-.".

      Ora vorrei farti io una domanda: sono necessarie le virgole fra il discorso diretto e indiretto? Perché io sono abituato a non segnalare la punteggiatura in queste frasette incidentali, a meno che non ci sia da segnalare una pausa e metterci un punto. Se sono io che so male, ho parecchia roba da aggiustare fra le varie storie....

      micheleX wrote:

      Però ancora quei nomi.. Tina e Mina.. ._. al limite Mina (Io.. sonoooooo.. laaaaaa solaaaaa.. che tuuuuu.. possa amareeeeeeee..!!), ma Tina è veramente brutto come nome, pare pure un po' grezzo D:

      I nomi sono volutamente grezzi e semplici, li ha scelti Raven :phatgrin:

      micheleX wrote:

      Non riesco a capacitarmi del fatto che Raven non si sia incavolato al chiedere di fare l'amore alla figlia D:
      Forse si sentiva troppo male e per non farsi venire un colpo al cuore ha rinunciato =X

      Esattamente: Raven è stato travolto da una valanga di feels.
      Date un'occhiata ai miei racconti, se vi va.

      Mi mancherai, onee-chan

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